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Svizzera-Italia, patti ko

Svizzera-Italia, accordo rinviato. A meno di 24 ore dalla storica firma del protocollo Ocse per lo scambio automatico di informazioni fiscali, il governo di Berna ha comunicato che la revisione dell’intesa bilaterale con l’Italia datata 1974 non vedrà la luce prima dell’estate. Una doccia fredda per chi ipotizzava la sottoscrizione del nuovo accordo entro la fine del mese, in occasione della visita del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, in territorio elvetico, in agenda per i prossimi 21 e 22 maggio. «C’è stato un prolungamento di 2-3 mesi del tempo di trattative a causa della discussione della legge sulla voluntary disclosure che sarà votata dal parlamento italiano non prima di giugno», ha ammesso la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf, durante l’incontro di ieri con i rappresentanti delle parti sociali e del governo ticinese. Non solo. Secondo la rappresentante del governo di Berna, esisterebbero ancora questioni irrisolte tra i due Stati come la regolarizzazione del passato degli evasori esteri con un conto bancario in Svizzera; o la tassazione dei cittadini italiani che lavorano in Svizzera. «Disdire l’accordo sui frontalieri avrebbe conseguenze disastrose», ha tagliato corto Widmer-Schlumpf. «Lavoriamo per migliorarlo e non per cancellarlo. Una sua rimozione provocherebbe la caduta dell’accordo sulla doppia imposizione con conseguenze negative per l’intera economia». La consigliera federale ha poi chiarito i termini dell’accordo sottoscritto il giorno prima a Parigi. «Lo scambio automatico sarà valido per i clienti stranieri, ma per i cittadini svizzeri che hanno un conto in Svizzera, il segreto bancario resta valido. Si tratta di una grande possibilità per la piazza finanziaria elvetica. Il nuovo regime sarà infatti compatibile con il diritto svizzero e rispetterà il principio della protezione dei dati». Proprio quei dati che hanno messo nei guai uno dei principali istituti di credito elvetico, Credit Suisse, pronto a sborsare miliardi di dollari per appianare la vertenza fiscale con gli Stati Uniti. «Da tre anni stiamo cooperando intensamente con le autorità americane per trovare una soluzione: il processo dipende anche dalle posizioni dei due governi», ha spiegato ieri il presidente della banca, Urs Rohner che non ha voluto avanzare speculazioni riguardo alla possibile sanzione pecuniaria compresa fra 1 e 3 miliardi di dollari che dovrebbe abbattersi sulla banca. «Per il momento abbiamo proceduto ai dovuti accantonamenti, circa 900 milioni franchi nel quadro delle regole contabili applicabili», ha tagliato corto Rohner.

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