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Svizzera, il futuro negli accordi Ue

Il prospettato fallimento del tentativo di conciliazione tra le Camere del parlamento tedesco segna l’epilogo del progetto Rubik. Non ratificando l’accordo con la Svizzera sull’imposta liberatoria sul capitale e redditi la Germania rimette in discussione la «Weissgeldstrategie» – letteralmente «strategia del denaro pulito» – dettata dal Consiglio Federale, conseguenza della storica decisione del 13 marzo 2009 di accettare lo standard Ocse in materia di scambio di informazioni fiscali su richiesta, incluse quelle bancarie.

L’Accordo Rubik rappresentava una soluzione di compromesso per rispondere alle pressioni internazionali miranti allo scambio automatico di informazioni. Va detto che attualmente la Svizzera è impegnata nella revisione dei suoi numerosi trattati internazionali i quali permettono ai partner esteri di ottenere informazioni su richiesta, ma non in modo automatico. La mancata ratifica di Rubik pone il problema di conciliare le istanze di scambio di informazioni con il desidero elvetico di salvaguardare quanto più possibile il segreto bancario.

Venendo ai rapporti tra la Svizzera e l’Unione Europea, questi sono regolati dall’Accordo sulla fiscalità del risparmio, basato sul modello della Direttiva 2003/48/Ce, che si poneva quale strumento di contrasto all’evasione fiscale internazionale. La Direttiva prevede un regime ordinario di scambio automatico di informazioni limitatamente agli interessi percepiti da persone fisiche residenti nell’Ue, ed un sistema alternativo (detto «transitorio») di ritenute alla fonte con aliquote crescenti fino al 35%, sistema applicato attualmente da Austria e Lussemburgo. La Svizzera ha stipulato nel 2004 un Accordo con l’Ue che permette alle banche elvetiche di operare una ritenuta su tutti gli interessi corrisposti ai propri clienti comunitari, ovvero di inviare le informazioni al fisco del Paese Ue di residenza per coloro che spontaneamente rinunciano al segreto bancario. Tuttavia, diversamente da quanto previsto dal trattato Rubik, l’imposta applicata in virtù dell’Accordo sulla fiscalità del risparmio, non libera il contribuente dai suoi obblighi fiscali nazionali.

Laddove i paesi europei raggiungessero un accordo, necessariamente all’unanimità, sulla revisione del regime sulla fiscalità del risparmio, secondo un progetto ad oggi ancora pendente nell’agenda Ecofin, la Svizzera dovrà rinegoziare l’Accordo attualmente in vigore. Proprio in quella sede il principio cardine di Rubik, cioè un’imposizione sostitutiva su tutti i redditi da risparmio (non solo gli interessi) rispetto alle imposte nazionali, potrà essere riproposto, con l’effetto, seppure parziale, di regolarizzare i redditi futuri.

Va inoltre osservato, che l’attuale Direttiva 2003/48/Ce non dispone di regole di contrasto per i casi di interposizione fittizia né per ovviare a fenomeni di mutamento della natura del reddito, ipotesi analizzate nel rapporto della Commissione Ue del 2008 sull’efficacia delle regole sulla tassazione del risparmio in ambito Ue.

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