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In Svizzera fisco a strascico

Il fisco italiano prepara richieste di gruppo retroattive verso la Svizzera nei confronti degli irriducibili italiani che, non usufruendo della prima voluntary disclosure sono etichettati come reclacitranti intestatari di conti correnti elvetici. Il periodo sotto osservazione per le due autorità, che ieri hanno firmato un accordo, va dal 23 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016. Alle domande del fisco italiano la controparte elvetiche risponderà fornendo i dettagli personali degli intestatari dei conti, il numero dei conti e il saldo dal 28 febbraio 2015 al 31 dicembre 2016. È questo dunque il contenuto dell’intesa che punta a rendere operativo lo scambio di informazioni a fini fiscali attraverso «richieste di gruppo» in base all’articolo 27 della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra l’Italia e la Svizzera. L’Accordo è in vigore dal 2 marzo e definisce le modalità operative per una specifica categoria di richieste di gruppo ammissibili. «Esso», si legge nella nota diffusa ieri dal ministero dell’economia, «rappresenta un ulteriore importante elemento di collaborazione tra i due paesi verso l’obiettivo di una maggiore trasparenza fiscale, a seguito dell’entrata in vigore (il 13 luglio 2016) del Protocollo di modifica della Convenzione per evitare le doppie imposizioni tra Italia e Svizzera, che ha allineato lo scambio di informazioni tra i due paesi al più recente standard dell’Ocse».

«L’iniziativa», spiegano dal ministero, «è in linea con l’evoluzione del quadro di cooperazione internazionale per la trasparenza fiscale, che include lo scambio automatico di informazioni finanziarie a fini fiscali». Lo scambio automatico consentirà all’Italia di ricevere in via continuativa, a partire da settembre 2017, le informazioni nominative su italiani con disponibilità finanziarie presso un ampio numero di paesi, compresi i maggiori centri finanziari. «In tale rinnovato contesto», conclude la nota del ministero, «la recente riapertura dei termini della voluntary disclosure rappresenta un’importante opportunità per i contribuenti italiani che intendono regolarizzare la propria posizione fiscale con riguardo alle attività detenute all’estero in violazione delle norme fiscali».

L’accordo si compone di quattro articoli che delineano i contenuti delle richieste di gruppo e l’identikit delle pecore nere fiscali italiane che potranno essere prese di mira nelle prossime settimane.

Si tratta di quelli che nell’accordo sono battezzati come titolari di contribuenti recalcitranti. Individui i cui nomi sono sconosciuti ai fini fiscali italiani e che sono intestatari di uno o più conti presso le istituzioni finanziarie svizzere. I detentori dei conti hanno o hanno avuto residenza o domicilio in Italia, sulla base della documentazione bancaria elvetica, e hanno anche ricevuto un alert all’epoca della prima voluntary per regolarizzarsi. Non avendo dato seguito sono diventati soggetti a rischio controllo. Sono esclusi invece dalla richiesta di gruppo coloro che hanno effettuato la voluntary e coloro che hanno aderito allo scudo fiscale o tutti quei contribuenti che hanno provato all’amministrazione elvetica di aver compilato in maniera conforme al fisco italiano il quadro Rw della dichirazione dei redditi.

Cristina Bartelli

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