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Svizzera all’angolo

Segreto bancario svizzero sempre più declassato. Nelle trattative che la Svizzera sta portando avanti con Italia e in attesa delle decisioni della Germania spunta un nuovo codicillo agli accordi per il pagamento di ritenute da parte delle banche svizzere prelevate sui conti dei propri clienti stranieri. Le banche svizzere dovranno infatti indicare le dieci giurisdizioni off shore di cui si avvalgono tramite meccanismi di pianificazione fiscale quanto meno ardita. I nomi che circolano sono i bad guys, i cattivi ragazzi, gli irriducibili del fisco off-shore come Singapore o Panama. Più le trattative sull’accordo Rubik prendevano forma, infatti, più gli esperti indicavano gli escamotage che sarebbero stati messi a punto per eludere le maglie dell’accordo e garantire ai propri clienti l’appetibilità del deposito svizzero. Ma dagli ultimi aggiornamenti tra esperti del mondo bancario svizzero e non svoltisi nei giorni scorsi a Lugano sembrerebbe che una toppa è stata già messa sulla falla per quanto riguarda la fuga dei capitali.

In questo modo i capitali non proprio limpidi di cittadini inglesi, tedeschi e un futuro prossimo anche italiani sarebbero messi ulteriormente alle strette, costretti al pagamento della tassa sull’anonimato elvetica. Intanto il destino dell’accordo fiscale Italia-Svizzera è sempre più legato agli esiti di quello tra Berna e Berlino che nei giorni scorsi ha superato le prime forche caudine di un approvazione del comitato Finanze del Bundestag, la Camera bassa del Parlamento tedesco. L’accordo Rubik, lo ricordiamo, prevede per un contribuente del paese sottoscrittore dell’accordo (Gran Bretagna, Germania, Austria, in coda Italia) il pagamento di una imposta liberatoria per i capitali detenuti alla data del 31/12/2010 nella Confederazione Elvetica. Le aliquote dell’imposta liberatoria retroattiva sono eguali per i residenti inglesi e tedeschi: si va da un minimo del 21% a un massimo del 34% del capitale determinante (nell’accordo con l’Austria vanno dal 15 al 34%). Nei casi in cui si applica l’aliquota massima, entra in considerazione anche l’entità del capitale determinate con degli aumenti dell’1% per ogni milione di franchi oltre al primo fino a un massimo del 41%. La regolarizzazione per le attività austriache detenute in Svizzera prevede un’aliquota tra il 15 e il 30%, in casi speciali oltre l’aliquota massima fino al 38%. A conti fatti sembrerebbe sempre di più conveniente, qualora l’accordo Rubik fosse siglato anche dall’Italia, aver usufruito degli scudi fiscali degli anni passati e continuare a pagare la tassa introdotta dal decreto Monti lo scorso anno, mettendola a confronto con le aliquota applicate negli altri paesi il saldo è positivo nel primo caso e meno conveniente nel secondo. Rubik, infatti, costerà circa il 25/30% come una tantum lo scudo è costato meno. In via ricorrente chi opta per rubik pagherà certamente qualcosa di più’ rispetto al bollo speciale scudo (che a regime sarà 0,4). Insomma la riservatezza made in swiss by rubik potrebbe costare più della riservatezza made in Italy by scudo.

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