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Sviluppo, si scaldano i motori

I contributi a fondo perduto per progetti di rilevanti dimensioni saranno presto nuovamente accessibili a seguito del restyling apportato Ministero dello sviluppo economico. È stato, infatti, pubblicato sulla G.U. del 29 gennaio 2015 il decreto ministeriale del 9/12/2014 che disciplina il contratto di sviluppo, lo strumento agevolativo gestito da Invitalia. Il decreto ha aggiornato la normativa del contratto di sviluppo per renderla conforme a quanto previsto dal regolamento comunitario n. 651/2014, il regolamento generale di esenzione che disciplinerà gli aiuti alle imprese fino al termine della programmazione 2014-2020. La presentazione della domanda sarà possibile a partire dalla data stabilita con un successivo decreto direttoriale del direttore generale per gli incentivi alle imprese.

Aiuti per progetti di investimento produttivo e R&S, sviluppo turistico e tutela ambientale. Il contratto di sviluppo è il principale strumento di politica industriale dedicato agli investimenti strategici e innovativi di grandi dimensioni, lo strumento negoziale che facilita la creazione di reti di imprese e incentiva la ricerca industriale e lo sviluppo sperimentale, il principale strumento al servizio dell’attrazione di investimenti esteri. Il contratto di sviluppo finanzia tre tipologie di investimenti: investimenti produttivi in beni materiali e immateriali eventualmente accompagnati da investimenti in ricerca e sviluppo, investimenti finalizzati allo sviluppo turistico e investimenti finalizzati alla tutela ambientale.

Aiuti per pmi e grandi imprese. I beneficiari delle agevolazioni sono l’impresa che promuove il programma di sviluppo e le eventuali altre imprese che intendono realizzare i progetti di investimento; le imprese possono essere piccole, medie o grandi. I soggetti devono essere regolarmente costituiti e iscritti nel Registro delle imprese. Le imprese non residenti nel territorio italiano devono avere una personalità giuridica riconosciuta nello Stato di residenza, per tali soggetti, inoltre deve essere dimostrata, alla data di richiesta della prima erogazione dell’agevolazione la disponibilità di almeno una sede sul territorio italiano. Le imprese devono inoltre trovarsi in regime di contabilità ordinaria. Non sono ammesse le imprese che nei due anni precedenti abbiano chiuso la stessa o analoga attività nello spazio economico europeo o che abbiano in programma di cessare l’attività entro due anni dal completamento del programma di sviluppo proposto nella zona interessata.

Programma complessivo minimo di 20 milioni di euro. I contratti di sviluppo hanno come oggetto il programma di sviluppo industriale, il programma di sviluppo per la tutela ambientale o il programma di sviluppo di attività turistiche. I programmi di sviluppo possono prevedere anche la realizzazione di opere infrastrutturali, materiali e immateriali, funzionali alle finalità dei programmi di sviluppo stessi. L’importo complessivo delle spese e dei costi ammissibili degli investimenti o del programma di sviluppo, con esclusione del costo di opere infrastrutturali se previste, non deve essere inferiore a 20 mln di euro o a 7,5 mln di euro qualora il programma riguardi esclusivamente attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. Il programma di sviluppo deve essere concluso entro 48 mesi dalla data della determinazione di concessione delle agevolazioni. Sono poi previsti limiti al programma di investimento del solo proponente; per esempio, in caso di programmi di sviluppo, i progetti d’investimento del soggetto proponente, a parte eventuali progetti di ricerca, sviluppo e innovazione, devono prevedere spese ammissibili di importo complessivo non inferiore a 10 milioni di euro ovvero 3 milioni di euro se il programma riguarda esclusivamente attività di trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli.

Possibile accedere anche tramite il contratto di rete. Il programma di sviluppo può essere realizzato in forma congiunta anche mediante il contratto di rete. Il vantaggio, in questo caso, sta nel fatto che i limiti minimi per i progetti d’investimento del proponente sono riferiti all’insieme dei progetti proposti. Il contratto di rete deve configurare una collaborazione effettiva, stabile e coerente rispetto all’articolazione delle attività, espressamente finalizzata alla realizzazione del progetto proposto. Il contratto deve prevedere la suddivisione delle competenze, dei costi e delle spese a carico di ciascun partecipante; la nomina obbligatoria dell’organo comune, che agisce in veste di mandatario dei partecipanti, attraverso il conferimento da parte dei medesimi, con atto pubblico o scrittura privata autenticata, di un mandato collettivo con rappresentanza per tutti i rapporti con il Ministero. Inoltre deve prevedere una clausola con la quale le parti, nel caso di recesso ovvero esclusione di uno dei soggetti partecipanti ovvero di risoluzione contrattuale, si impegnano alla completa realizzazione del progetto di ricerca e sviluppo, prevedendo una ripartizione delle attività e dei relativi costi tra gli altri soggetti e ricorrendo, se necessario, a servizi di consulenza.

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