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Sviluppo, parti sociali in pressing “Senza sgravi fiscali non c’è crescita”

ROMA — Senza gli sconti fiscali sarà difficile rilanciare la produttività. Al governo che li invita a nuovi comportamenti virtuosi per fare uscire il Paese dalle sacche della recessione, sindacati e imprese rispondono che un “piano per la competitività” non si fa a costo zero. Lo hanno sostanzialmente detto i leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti, e il direttore generale della Confindustria, Marcella Panucci. Quello delle risorse, dunque, è già diventato il vero nodo da sciogliere del prossimo confronto tra l’esecutivo e le parti sociali. Gli incontri cominceranno dopodomani a Palazzo Chigi con l’appuntamento tra il premier Mario Monti e i rappresentanti di tutte le organizzazioni imprenditoriali (Confindustria, Rete Imprese Italia, le Cooperative, Abi e Ania), la settimana successiva (l’11 settembre) sarà la volta di Cgil, Cisl e Uil.
Parallelamente al confronto con sindacati e imprese andrà avanti l’azione del governo per attuare concretamente le riforme già approvate. Monti è entrato in pressing su tutti i suoi ministri, vuole che i provvedimenti già varati siano percepiti dall’opinione pubblica e non rimangano sulla carta. Mercoledì, 5 settembre, il Consiglio dei ministri dovrebbe anche varare il decreto sanità, amputato comunque della contestata norma che introduceva la tassa sulle bibite gassate. Il ministro della Salute, Renato Balduzzi, ha fatto marcia indietro mentre è riuscito a salvare la disposizione contro le ludopatie (contestata da Confindustria Sistema Gioco) che inserisce alcuni limiti alle presenze di sale da gioco vicino a scuole e ospedali.
Complessa la partita sulla competitività perché sono indispensabili le risorse sia per intervenire sulla riduzione del cuneo fiscale (cioè la differenza tra il costo del lavoro globale, su cui gravano contributi e tasse, e la retribuzione netta che incassa il lavoratore), sia per stimolare, attraverso la defiscalizzazione dei premi di risultato, la contrattazione aziendale collegata a parametri di produttività, sia infine per introdurre il credito di imposta per le aziende che investono in innovazione e ricerca (sono necessari dai 600 milioni a un miliardo di euro). Nell’ultima legge di Stabilità il governo ha ridotto gli stanziamenti per lo sgravio fiscale dei premi di risultato a 835 milioni per il 2012 che scenderanno a 263 milioni nel 2013. Troppo poco, mentre troppe sono le risorse che servirebbero per intervenire in maniera significativa sul cuneo fiscale. Nel 2007 il governo Prodi decise un taglio di cinque punti (tre per le imprese e due per i lavoratori). Alla fine arrivò solo quello per le imprese con un costo di circa 7 miliardi. Un po’ più di quelli che l’attuale ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, deve ancora recuperare per evitare che scatti a giugno l’aumento delle aliquote Iva.

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