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In Svezia la Banca centrale si «allinea» alla politica Bce

L’inflazione svedese è scesa a marzo all’1,3% rispetto all’1,8% di febbraio. Meno dell’1,5% segnato nello stesso mese nell’eurozona. Un segnale importante, che secondo gli analisti, farà restare ben salda nella sua politica accomodante la Banca centrale svedese che prevede sia acquisti di bond sia tassi negativi per le banche che decidono di “parcheggiare” i depositi in eccesso presso l’istituto centrale.
Per evitare fraintendimenti sui mercati la Banca di Svezia ha ribadito anche che l’economia svedese sta andando bene, ma che i rischi di un rallentamento restano elevati soprattutto a causa dell’aumento dell’incertezza geopolitica internazionale. Non si è nominata apertamente la lunga serie di crisi ed incertezze che si sono affastellate nei mesi scorsi, ma il messaggio è stato esplicito. I tassi in questa situazione potrebbero essere ridotti piuttosto che aumentati, ha fatto trapelare la banca centrale. Un segnale molto simile a quanto detto dal presidente della Bce, Mario Draghi, il 9 aprile quando aveva gettato acqua sul fuoco delle aspettive espresse dal governatore della Bundesbank, Jens Weidmann, che voleva iniziare ad alzare il pedale dalla politica monetaria troppo accomodante.
«Non siamo ancora al punto in cui la dinamica dell’inflazione può sostenersi da sola senza l’aiuto della politica monetaria», ha affermato Draghi il 7 aprile, ricordando che il rialzo dell’1,4% intervenuto fra novembre e febbraio (quando ha raggiunto la punta del 2%, prima di ridiscendere all’1,5% a marzo) è stato causato per il 90% all’aumento del prezzo del petrolio. Insomma un vampata dovuta al rialzo degli energetici. Infatti Draghi aveva anche sottolineato che la misura dell’inflazione core, cioè quella depurata dei prezzi del petrolio e degli alimentari, resta stabileattorno allo 0,9% da metà 2013 (a marzo è scesa allo 0,7%). Manca all’orizzonte ogni tensione determinata da richieste di aumenti salariali, aveva sottolineato Draghi, nonostante l’occupazione sia migliorata, prima in Germania, poi in Spagna, e anche in Italia, Irlanda e Portogallo. La disoccupazione però resta alta. «E’ ancora prematuro per dichiarare vittoria sull’inflazione», ha ribadito dal vertice di Malta, il vice Vitor Constancio. Unico fuori dal coro è rimasto il tedesco Jens Weidmann, che da Berlino aveva detto che la discussione su come modificare la politica monetaria era già cominciata. Weidmann aveva anche ribadito che la discussione fosse «legittima», fatto che nessuno aveva messo in discussione. Il problema è che è inopportuna.
A dar man forte alle tesi di Draghi il “temporeggiatore” è stato anche il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ieri ha parlato alla commissione economica del Parlamento Ue. «L’inflazione rimane molto bassa, inferiore all’1%, ed è prevista riportarsi solo gradualmente, di pari passo con il progressivo incremento della capacità produttiva utilizzata, su valori coerenti con la stabilità dei prezzi», perciò è «estremamente importante» che la Bce «preservi condizioni di finanziamento molto favorevoli» e la revisione del QE «non è al momento giustificata», ha concluso il governatore che ha ricoperto in passato il ruolo di capo economista all’Ocse a Parigi.
Tutta un’altra storia invece giunge dalla Gran Breatagna che va contro corrente dopo la scelta di Brexit che ha mandato a picco la sterlina.
I prezzi al consumo britannici continuano a correre, fermandosi a marzo per il secondo mese a 2,3%, superando l’obiettivo del 2% fissato dalla Banca d’Inghilterra. L’exploit era atteso (la forchetta oscillava fra l’ 1,9% e il 2,5%), ma c’è chi prevede il superamento del 3,3 per cento. A scatenare la ripresa dell’inflazione è stata la svalutazione della sterlina che sta innescando una dinamica preoccupante per le prospettive di crescita del Regno Unito.
La Gran Bretagna importa quasi la metà del cibo che consuma e nonostante gli sforzi delle catene dei grossiti e supermercati di generi alimentari che hanno cercato di tenere fermi prezzi, gli effetti della svalutazione della sterlina è comunque passata sul conto della spesa quotidiana.

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