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Suzuki divorzia da Volkswagen I tedeschi hanno il 19,9%

di Bianca Carretto

FRANCOFORTE — Quella di ieri doveva essere una giornata di festa per il gruppo Volkswagen, la presentazione della nuova famiglia di piccole vetture Up, al Ballsporthalle di Francoforte. Un grande evento, con tutto il board schierato in parata e la città tappezzata di manifesti pubblicitari inneggiati al nuovo modello. A rovinare la giornata ci ha pensato però l'ottantunenne Osamu Suzuki, il presidente della casa giapponese che, nella notte, da Tokio, giocando sul fuso orario, aveva annunciato la sua volontà di porre fine alla collaborazione con il gruppo tedesco. Suzuki ha chiesto di ricomprare la partecipazione del 19,9% che Volkswagen aveva acquisito della sua società nel dicembre 2009 e ha precisato di volersi disfare dell'1,5% del capitale, da lui detenuto, di Volkswagen.
Da Wolfsburg, hanno subito fatto sapere di non avere intenzione di interrompere i legami industriali e azionari: «Siamo sempre interessati a proseguire la nostra collaborazione e vogliamo rimanere in Suzuki», ha detto un portavoce ufficiale di Volkswagen. L'abbandono comprometterebbe il potenziamento della casa tedesca in India, nel settore delle city car. Ma la posizione del capo nipponico è la reazione alle accuse lanciategli dalla Germania, nei giorni scorsi, secondo cui sarebbero stati violati gli accordi sottoscritti tra i due gruppi, nel momento stesso della firma di Suzuki per l'acquisto di motori diesel da un altro costruttore concorrente: la Fiat. In precedenza Martin Winterkorn, ceo di Volkswagen, aveva definito l'alleanza con i giapponesi «una delusione totale». L'irritazione a Wolfsburg è salita alla fine di maggio quando Osamu Suzuki, con cinque componenti della sua famiglia ha incontrato a Torino Sergio Marchionne per definire la partnership per utilizzare sulle sue auto, dal 2013, il motore 1600cc, Multijet Turbo diesel. Con Fiat potrebbe esserci anche la realizzazione di un inedito modello da produrre nella fabbrica di Suzuki, a Esztergom, in Ungheria, dove si sono già creati legami tra le due industrie, per la condivisione di motori 1300cc e 2000cc Multijet e la produzione dei Suv compatti Fiat Sedici e Suzuki SX4. In Giappone si proclama il diritto all'indipendenza nella scelta dei fornitori e in effetti l'accordo con Volkswagen non lo vieta espressamente. Inoltre Osamu ha più volte dichiarato che non aveva intenzione di divenire il dodicesimo marchio della galassia tedesca e di non essere sotto il loro controllo. Il peggiore è arrivato quando Osamu Suzuki, ha dichiarato «di non aver trovato nella tecnologia tedesca elementi fruibili da subito».
A Wolfsburg forse pesa che l'alleato di Suzuki sia proprio Fiat con cui da tempo si incrociano i destini, tra questioni di mercato e di brand. A Francoforte, all'apertura del Salone dell'auto, la vera partita si gioca proprio tra i due costruttori, entrambi presentano la loro nuova auto del segmento A, l'italiana Panda e la tedesca Up. Volkswagen affronta una fascia di mercato in cui non è sempre stata vincente, per sfidare Fiat che delle auto piccole ha fatto la sua bandiera. Oggi a Wolfsburg lavorano due talenti italiani come Walter de Silva e Luca De Meo, in settori chiave come il design ed il marketing, chiamati dal patriarca Ferdinand Piëch, grande estimatore dell'industria automobilistica italiana. E proprio in Volkswagen si vede dietro la caparbietà di Suzuki il fantasma di Torino.

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