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Supervertice tedesco per sostenere l’euro

di Marika de Feo

FRANCOFORTE — Doppio onore ieri per il presidente uscente della Bce Jean-Claude Trichet. Quando a margine della commovente cerimonia di addio, con la partecipazione della cancelliera Angela Merkel e delle massime autorità dell'Unione Europea, tenuta ieri nella Alte Oper a Francoforte, è iniziato un supervertice di emergenza agli alti piani dell'opera. Un supervertice informale, ma molto importante, sui tre punti chiave delle trattative — secondo piano di aiuti alla Grecia, effetto leva dell'Efsf, ricapitalizzazione delle banche — nel tentativo di bloccare il contagio nella zona dell'euro. Un vertice iniziato ieri in un'atmosfera distesa, e foriera di buoni auspici per le decisioni attese per blindare l'euro, con la Merkel e i ministri delle Finanze di Germania e Francia, rispettivamente Wolfgang Schäuble e François Baroin, i presidenti della Commissione, José Manuel Barroso, del Consiglio europeo, Herman van Rompuy, dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, e della neodirettrice generale del Fmi Christine Lagarde. E il fatto che il presidente francese Nicolas Sarkozy si sia aggiunto all'ultimo, rinunciando a restare in clinica accanto alla moglie Carla Bruni (che ha partorito ieri una bambina), dimostra quanto sia urgente ravvicinare le posizioni franco-tedesche. In un secondo momento, si sono aggiunti anche Trichet e il governatore di Bankitalia Mario Draghi, come unico italiano, in qualità di governatore e futuro capo della Bce. L'obiettivo era accelerare le trattative, in vista dell'Eurogruppo di venerdì, dell'Ecofin di sabato e del vertice conclusivo del Consiglio europeo di domenica, dal quale sono attesi «forti provvedimenti», come ha confermato Barroso, per salvare l'euro. Nelle trattative sulla revisione dell'accordo sulla Grecia, il «nodo» principale era l'aumento della partecipazione delle banche al taglio del debito, concordato a luglio al 21%. Per Bce e Francia i patti restano i patti. Ma secondo fonti vicine alle trattative, si potrebbe accettare una partecipazione volontaria delle banche fino al 30%, in modo da non scatenare il fallimento di Atene e quindi un contagio devastante. Mentre la Germania vorrebbe arrivare fino al 50%. Il secondo punto del contendere è l'effetto leva da 1.000-2.000 miliardi del Fondo salva Stati (Efsf) attraverso garanzie per il 20-30% delle nuove emissioni sovrane. Secondo fonti vicine alle banche centrali, un ruolo chiave potrebbero averlo venerdì Italia e Spagna, nell'assicurare le riforme necessarie per aumentare la competitività e la crescita e frenare il contagio prima che arrivi alla Francia. Un punto che sarebbe fra quelli chiesti dalla Germania prima di avviare altre garanzie sulla leva, insieme ad altre garanzie sulla direzione della futura integrazione europea. Non meno importante, il dossier sulla ricapitalizzazione delle banche, dell'ordine di 100 miliardi con i nuovi coefficienti del capitale Tier 1, stimati intorno al 9%, e Deutsche Bank in trattativa per uno status speciale. Una punta di speranza l'ha accesa ieri la cancelliera, smussando la freddezza dimostrata giorni fa. Spiegando che il vertice di domenica prossima a Bruxelles sarà «molto importante», anche se non sarà «il punto finale» di arrivo delle trattative. Pur essendo «convinta che la crisi si possa risolvere», perché «se fallisce l'euro fallisce l'Europa». «Noi», ha aggiunto, «non lo permetteremo: la moneta unica è il futuro dell'Europa».

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