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Il superpolo Renault-Nissan «Metà dei modelli in comune»

Due parole most power, potenza massima — pronunciate da Jean-Dominique Senard, presidente di Renault e del consiglio operativo dell’alleanza tra il costruttore francese e i due giapponesi, Nissan e Mitsubishi — materializzano la forza futura di questa collaborazione. Senard, Osamu Masuko, presidente di Mitsubishi Motors e Makota Uchida, direttore generale di Nissan, parlavano in teleconferenza tra Parigi e Tokio: la nuova strategia vedrà lo sviluppo e la produzione del 50% dei veicoli entro il 2025, senza pensare a una possibile fusione. Tre compagni di viaggio che incrementeranno la potenza economica delle singole società in modo distinto: «Un nuovo modello concentrato sull’efficienza e sulla competitività piuttosto che sui volumi», ha dichiarato Senard, chiudendo la pagina del predecessore Carlos Ghosn che invece puntava sul primato delle vendite. Immediata la risposta della Borsa: il titolo Renault è salito del 17,47%. Un cambio di mentalità, un sistema di condivisioni di piattaforme (ridotte da 8 a 4) e di ingegneria che si baserà su un leader per ogni programma, seguito dagli altri due. La strategia consentirà la riduzione di almeno il 40% degli investimenti per i nuovi modelli, concepiti in comune, consentendo di economizzare almeno due miliardi nello sviluppo dei suv compatti della fascia C assegnati a Nissan. Renault avrà il compito di portare avanti i progetti dei suv di segmento B, a Mitsubishi la tecnologia ibrida ricaricabile per le vetture di taglia maggiore. Nissan, inoltre, sarà responsabile, di tutte le vetture autonome. Una spartizione anche geografica: Renault sarà operativa in Europa, in America Latina, in Russia e in Africa del Nord; Nissan in Cina, in America del Nord e in Giappone; Mitsubishi in Asia del Sud e in Oceania. Questa è la traccia che ognuno dovrà concretizzare, con scelte che causeranno anche la riduzione di posti di lavoro.

L’alleanza si posiziona sul podio mondiale, insieme a Volkswagen e Toyota. Questi ultimi hanno il vantaggio di essere già ben radicati in Cina, dove il mercato è ripartito nel post Covid-19. Dopo gli aiuti al settore in Francia del presidente Macron, la settimana prossima si conosceranno le decisioni della cancelliera Angela Merkel a sostegno dell’industria tedesca, influenzando anche la ripresa della componentistica italiana che equipaggia in modo consistente quei modelli, realizzando un fatturato superiore ai 50 miliardi di euro.

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