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Supermarket e web crescono. Il crollo di moda e trasporti

Il coronavirus ha fermato il mondo. Lo indica il rapporto dell’Area studi Mediobanca sull’impatto del Covid-19 sul primo trimestre 2020 delle multinazionali industriali mondiali: i ricavi (i primi conti effettivi, non stime o previsioni) hanno registrato da inizio anno a fine marzo una variazione media pari a zero. Ma in realtà i settori si sono mossi con velocità molto diverse: hanno corso le corporation del websoft e dei farmaci, mentre gli affari sono diminuiti bruscamente per i gruppi automotive, moda ed energia.

A determinare la frenata generale e i differenti risultati ha contribuito soprattutto l’effetto collettivo numero uno della pandemia: il mondo è stato a casa, quindi tanto commercio online, zero viaggi e turismo; tanti beni essenziali e farmaci, rinvii o rinunce per fashion e auto.

Difficile ancora prevedere quale sarà l’impatto nell’intero 2020. Sul Pil rischia di essere equivalente alla “sparizione” del Veneto per l’Italia, dell’Olanda per l’Europa e di Germania e Giappone per il mondo. Le multinazionali globali hanno vissuto finora il coronavirus con esiti molto variegati anche in relazione alla geografia delle loro attività: la pandemia ha finora colpito di più gli affari in Asia, mentre gli effetti saranno più marcati nel secondo trimestre in Europa e Usa. Più omogeneo invece a causa dei costi fissi è l’andamento della redditività, in calo quasi per tutti, e sugli utili netti, per molti in caduta verticale fino a diventare perdite anche pesanti.

Le big di Internet hanno beneficiato più di tutti dello stop da pandemia: i ricavi sono aumentati in tre mesi del 17,4%, trainati in particolare dal gigante dell’e-commerce Amazon, che pesa quasi per il 40% e ha visto il business aumentare nei tre mesi del 24,6%. Seguono i gruppi della grande distribuzione, che hanno registrato incrementi negli affari del 9,1% e dei profitti del 35%, con un salto che si è manifestato soprattutto nel primo periodo del virus per l’effetto “stoccaggio” da parte dei consumatori preoccupati. Appena più basso l’aumento del 6% da parte delle case farmaceutiche (i cui utili hanno però fatto un balzo del 20,5%), mentre sono cresciuti del 4,7% i ricavi del settore dei pagamenti elettronici, favoriti dalla “distanza”.

Hanno tenuto i media che, pur accusando un calo della pubblicità, hanno perso solo lo 0,5% grazie agli abbonamenti e ai consumi del “mondo a casa” che ha chiesto informazione. Lo stop ha invece colpito duramente l’automobile, i cui ricavi sono scesi del 9,1% e i profitti del 92,4%. Segue il fashion, dove il fatturato si è ridotto del 14,1% e i risultati del 92%. Una frenata che preoccupa l’Italia: ha sede qui il 40% della produzione dei beni di lusso. Da debacle petrolio ed energia, con cali rispettivi del 15,9% e del 22,1%, e conti in rosso.

La necessità di liquidità ha influito sulla distribuzione dei dividendi: chi ha visto i ricavi salire, nella maggior parte dei casi li ha confermati (le websoft hanno anche comprato e sostenuto i propri titoli); dove invece la crisi ha colpito si è preferito sospenderli. La prudenza oggi è più necessaria che mai.

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