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Supermario e la difesa del bazooka in Europa un fronte anti-Schaeuble

«Prima regola per un governatore: se vuoi mantenere intatta la tua reputazione devi reagire agli attacchi dei politici». Chi parla, a condizione di anonimato, è un banchiere centrale che ieri ha preso parte alla riunione della Bce a Francoforte. «Draghi ha dovuto rispondere a Schaeuble». Il Finanzminister, raccontano dall’Eurotower, si è spinto oltre dichiarando che Mario Draghi con la sua politica monetaria espansiva è colpevole del successo di partiti populisti come Alternative Fuer Deutschland. Eppure c’è qualcosa che va oltre la risposta al potente ministro di Berlino. C’è una nuova configurazione politica che sta prendendo forma in Europa.
Negli ultimi anni Draghi ha già sfidato nei fatti Schaeuble e Weidmann, capo della Bundesbank, facendo passare le manovre di politica monetaria come il Quantitative easing contro il voto tedesco. Ma ora l’attacco è verbale, in un certo senso più visibile. Il numero uno della Bce ha usato parole calibrate, ha ricordato che la Banca centrale è indipendente, non risponde alla politica ma alla legge.
Un tema al quale l’opinione pubblica tedesca è sensibile, come ha dimostrato Sigmar Gabriel, vice Cancelliere socialdemocratico che ha difeso Draghi dagli attacchi di Schaeuble aprendo un dibattito interno in Germania che ha reso più agevole la risposta dell’ex governatore di Bankitalia. E lo stesso Weidmann nei giorni scorsi non ha potuto fare a meno che difendere l’indipendenza della Bce.
Proprio il ruolo di Weidmann potrebbe cambiare gli equilibri a Francoforte. Da qualche tempo il banchiere tedesco è sceso su posizioni più morbide, rinforzando Draghi. Se fonti ufficiali della Bce ipotizzano un ripensamento del “falco” che ha capito come la politica del presidente italiano sia necessaria in quanto economia e inflazione non ripartono come erroneamente pronosticato dai tedeschi, più di un banchiere centrale ha una lettura diversa: «Jens ammorbidendosi si sta preparando la candidatura alla guida della Bce dopo Draghi, nel 2019».
Ma anche fuori dalla Banca centrale gli equilibri stanno cambiando, favorendo non solo Draghi, ma anche i leader che vogliono cambiare la politica economica europea. Tenendo conto che la Merkel non sempre è in linea con Schaeuble, suo avversario politico all’interno della Cdu, la Germania oggi pur restando forza egemone in Europa è un po’ più isolata di prima. Al tavolo del Consiglio europeo la Cancelliera ha perso gli alleati di sempre, a partire da quelli che una volta erano il suo braccio armato: la Finlandia, in piena crisi economica, e l’Olanda, nel mezzo di una crisi politica. La Svezia con Stefan Loeffen è passata al centrosinistra, la Spagna è uscita dall’era Rajoy così come il Portogallo con Antonio Costa si è sfilato dal fronte rigorista. C’è poi il rapporto con i paesi dell’Est, deteriorato dagli scontri sui migranti, in particolare quello con la Polonia ritornata in mano ad un Kaczynski. E la debolezza francese che depotenzia forza d’urto dell’asse franco-tedesco non aiuta.
La Merkel resta il vero leader del Continente, come dimostra la sua capacità di imporre agli altri il patto Ue-Turchia sui migranti, ma la sua forza è in parte diminuita. I fronti aperti sono tanti, ma con la Bce, e con il governo italiano, al momento il terreno di scontro è costituto dalla richiesta di Schaeuble di limitare i titoli di Stato in pancia alle banche (per l’Italia sarebbe una catastrofe). Proposta che oltretutto viene usata per bloccare il completamento dell’Unione bancaria con la garanzia comune sui depositi ritenuta invece essenziale dagli altri governi e dallo stesso Draghi per rinforzare l’eurozona.
Ecco il perché delle parole di Draghi, mai così esplicito. Da un lato vuole impedire che la lunga campagna elettorale tedesca(a Berlino si vota nel 2017) interferisca con i lavori della Bce; dall’altro prepara la strada a eventuali nuovi interventi per rilanciare la crescita e combattere la deflazione, visto che le munizioni sparate a gennaio non sembrano avere inciso come sperato.
D’altra parte Draghi ieri ha usato parole equilibrate, dopo avere attaccato Schaeuble ha chiuso all’helicopter money inviso alla Germania. E la Merkel a sua volta ha definito legittimo il dibattito sulla politica monetaria, ma ha difeso l’indipendenza della Bce tirando le orecchie al suo Finanzminister. E infine ha centrato il punto: «I bassi tassi di interesse dovrebbero essere usati dai politici per fare i compiti a casa». Questo è la madre di tutte le tensioni: da troppo tempo Draghi sta facendo da supplente alla politica nel tenere in piedi l’euro e nessuno sa quanto potrà andare avanti a farlo. E la Cancelliera, nel suo pragmatismo, lo ha ricordato a tutti.
Alberto D’Argenio
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