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Superborsa, sede a Londra e capo tedesco

FRANCOFORTE
Il mercato che nascerà dalla fusione fra la Deutsche Boerse e il London Stock Exchange avrà sede a Londra e sarà regolamentato dalle autorità britanniche.
I primi dettagli dell’operazione, annunciata martedì, sono trapelati ieri e rappresentano un punto politicamente importante per il Governo inglese, in vista del referendum sulla permanenza della Gran Bretagna nell’Unione europea fissato per il 23 giugno prossimo: la decisione di spostare la sede della società da Londra avrebbe senza dubbio alimentato le polemiche e fornito un’argomentazione in più a chi è favorevole all’uscita dalla Ue. Questi avrebbero potuto invocare la perdita di uno dei simboli della City a favore della Germania, dato che saranno gli attuali azionisti della Deutsche Boerse ad avere la maggioranza delle azioni della nuova società (il 54,4%). I negoziatori tedeschi hanno viceversa rassicurato i politici locali che gli scambi azionari sul mercato tedesco resteranno in Germania.
La scelta di mantenere la base principale a Londra (anche se le singole unità continueranno a essere regolamentate dalle autorità nazionali della località dove operano) potrebbe essere tuttavia messa in discussione qualora alla fine a prevalere nel vito di giugno fossero i favorevoli a “Brexit”. Secondo fonti vicine alla trattativa, la scelta di Londra e dell’assoggettamento alla regole del Regno Unito rappresentava una “linea rossa” invalicabile per i negoziatori dell’Lse (di cui fa parte anche Borsa Italiana). Le discussioni fra le due parti si sarebbero intensificate nelle settimane dopo Natale.
Secondo quanto rivelato dal “Financial Times”, a guidare la nuova entità, valutata circa 25 miliardi di euro, sarà l’attuale capo della società tedesca, Carsten Kengeter, 48 anni, un ex banchiere della Ubs (e in precedenza di Goldman Sachs), la cui famiglia vive in Gran Bretagna e si è installato alla guida della Deutsche Boerse nell’estate scorsa. Kengeter si è subito mostrato favorevole a iniziare un percorso di fusione o acquisizione che creasse un mega-exchange destinato a competere con i concorrenti americani, come Cme Group e Intercontinental Exchange, e asiatici, come il mercato di Hong Kong.
La presidenza verrebbe affidata all’attuale presidente dell’Lse, David Bryden, mentre uscirebbe di scena l’amministratore delegato del gruppo londinese, Xavier Rolet, che negli ultimi sette anni ha giocato un ruolo decisivo nel suo rilancio, con le acquisizioni delle società di indici Frank Russell e Ftse e della società di clearing Lch Clearnet.
La fusione presenta il vantaggio di creare l’opportunità per molti tagli di costi, che potranno essere ripassati agli utilizzatori del mercato e porterà all’unione di attività solo in scarsa misura sovrapposte. La complementarietà dei due business, sottolineata all’annuncio dell’operazione, presentata come una «fusione fra pari» anche se la parte tedesca è leggermente maggiore, dovrebbe agevolare anche il passaggio all’antitrust.
La Commissione europea bloccò nel 2012 il tentativo di Deutsche Boerse di fondersi con Nyse Euronext proprio per le limitazioni alla concorrenza. L’unica area di possibile contestazione è quella del clearing, anche se Lch Clearnet domina negli swap sui tassi d’interesse, soprattutto quelli realizzati over-the-counter, e la tedesca Eurex nei contratti future. Una volta presentato formalmente il piano per la fusione, che dovrà venire entro un mese, l’operazione verrà comunque scrutinata da vicino a Bruxelles.
Oltre che dalla Commissione europea, l’operazione dovrà essere vagliata dalle autorità di regolamentazione in Gran Bretagna e in Germania.
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