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«Superbonus, con la proroga 18 miliardi di impatto sul Pil»

Prorogare il superbonus 110% «almeno fino al 31 dicembre 2023» e varare una «semplificazione normativa che possa permettere alla misura di esprimere tutto il suo potenziale». Emanuele Orsini, vice presidente di Confindustria per il Credito, finanza e fisco, si è presentato in audizione alla Camera citando anche un numero: il superbonus 110% attiverà in due anni 18,5 miliardi di spese, con un impatto positivo sul pil di circa l’1 per cento. «Prima mettiamo in moto, prima l’economia riparte», ha detto davanti alle commissioni congiunte Ambiente e Attività produttive della Camera, chiedendo interventi mirati «con urgenza nel primo provvedimento utile». La richiesta del prolungamento e di una revisione anti-burocrazia arriva anche da Abi (banche) e Ance (imprese di costruzione). Per il presidente dell’Ance, Gabriele Buia: il superbonus 110% «è un labirinto, serve una semplificazione mirata», ha detto nell’audizione, facendo l’esempio delle 30-40 procedure amministrative che occorrono per applicare il superbonus 110% ai condomini. Serve allungare i tempi e, ha aggiunto Buia, «dare conferma della proroga subito, se necessario attraverso un nuovo scostamento di bilancio». Il direttore dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha sollecitato una semplificazione per la regolarizzazione urbanistica con uno sportello comunale con compiti consultivi e deliberatori e ha sollecitato l’estensione della misura a tutto il patrimonio immobiliare.

Per Orsini la misura ha un’«importanza cruciale, è in grado di rimettere in moto l’intera filiera delle costruzioni» e le risorse, 22,26 miliardi, dovrebbero essere aumentate «al più presto». Il vice presidente di Confindustria ha elencato una serie di criticità: una famiglia su tre, pur interessata, rinuncia al superbonus 110% perché troppo complesso. Inoltre per Orsini non possono essere esclusi gli immobili di impresa. Altro aspetto messo in evidenza è che l’incertezza sui tempi «porta alla conseguenza per cui alcune banche preferiscono non impegnarsi nell’acquisto di crediti relativi a lavori da completare o addirittura da eseguire nel 2022, interrompendo iter già avviati». Tra i problemi più urgenti, anche per Orsini l’attestazione della regolarità urbanistica: le modifiche approvate sono parziali, restano molti casi di difformità che sono frutto di incongruenze, più che di abusi, cui si aggiungono i problemi del reperimento della documentazione per le verifiche. «Serve un intervento straordinario, che liberi l’accesso al superbonus da queste verifiche», ha detto Orsini, che ha ricordato le 6500 istanze di interpello ricevute tra il 2020 e il 2021 dall’Agenzia delle Entrate. Ostacoli che limitano l’utilizzo del superbonus 110%, misura molto importante perché fornisce una forte spinta al rinnovamento e alla riqualificazione del patrimonio immobiliare, consentendo alle famiglie di non anticipare le spese dei lavori e alle imprese fornitrici di avere maggiore liquidità disponibile nel caso di cessione del credito a intermediari finanziari.

Per l’Abi occorre mantenere la cedibilità di questi crediti fiscali, sia per quelli già ceduti che per quelli futuri. Alcune domande si sono concentrate sul fatto che le banche non erogano finanziamenti ponte alle famiglie: Sabatini ha risposto che sarebbe utile introdurre garanzie pubbliche. Inoltre sul fatto che le banche non comprano più crediti perché hanno esaurito la capienza il direttore generale Abi ha suggerito d creare un mercato secondario.

Senza proroga e semplificazioni «spegneremo uno dei grandi motori della ripresa», ha sottolineato Buia, misura importante non solo per il rilancio della filiera delle costruzioni ma anche per gli obiettivi di sicurezza sismica, in coerenza con il Pnrr. Buia quantifica in 64mila posti nelle costruzioni gli effetti di quest’anno, posti che salgono a 100mila con l’indotto.

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