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Superbonus al mercato del credito fiscale

Un esempio vale più di molte parole anche per il superbonus del 110%. La cessione della “moneta fiscale” e lo sconto in fattura sembrano strumenti oscuri almeno sino a quando non si sperimenta, passo dopo passo, il lavoro e il suo finanziamento. Sedici mesi sono un tempo brevissimo e occorre capire tutto prima per non commettere errori.

L’esempio

Il Sole 24 Ore ha elaborato un esempio concreto (si veda qui a fianco) per comprendere l’attuazione del superbonus, partendo da un’ipotesi di acquisto al 102% del credito del 110% dei condòmini da parte di una banca (una proposta concreta era stata lanciata pubblicamente da Unicredit ma in questi giorni stanno uscendo anche le altre banche, a partire da Intesa). Qui troviamo l’elenco dei lavori realizzabili in un edificio-tipo, come vengono finanziati i lavori del superbonus (attraverso una sorta di prestito-ponte) e persino il “guadagno” finale del condominio.

Le misure sono “scalettate” in modo che sia evidente quali salti energetici si realizzano con ciascun intervento. Se alle misure “passive”, per esempio l’isolamento termico di almeno il 25% della superficie disperdente dell’edificio, si aggiungono quelle attive – nel caso esaminato la trasformazione degli impianti autonomi in impianto centralizzato e contabilizzato a pompa di calore – si è quasi certi di poter conseguire il salto delle due classi energetiche.

Le imprese, che nel nostro esempio vengono regolarmente pagate in contanti e non con il credito fiscale, formulano poi le loro offerte, nei limiti del prezzo prefissato e delle garanzie, contrattuali e assicurative, che diano la certezza documentale al condominio, che sussistono i presupposti per la conclusione dei lavori entro il termine del 31 dicembre 2021. Elementi fondamentali per la valutazione di scelta dell’impresa, possono essere le informazioni tratte da banche dati neutre, ad esempio quella del Cerved, e le referenze acquisite direttamente con la verifica concreta dei lavori eseguiti.

Il ciclo anticipazione-cessione

Ad appalto conferito, i singoli aventi diritto alla detrazione fiscale, ricevono, nell’esempio elaborato, per ogni 100 euro spesi a fronte del trasferimento alla banca della detrazione del 110%, 102 euro dall’istituto di credito.

I due euro in più sono sufficienti a compensare gli interessi (qui calcolati su una media di mercato) sulle anticipazioni necessarie al condominio per poter pagare i lavori all’impresa sino a quando lo stato d’avanzamento dei lavori non raggiunge almeno il 30 per cento.

È questo il livello che innesca il “sifone” fiscale della cessione del credito: allora la cessione può compensare le anticipazioni effettuate riportando a zero il valore delle somme messe a disposizione dalla banca verso il condominio per pagare le fatture all’impresa e le spese.

La cessione perviene quindi nella disponibilità della banca cessionaria, la quale acquisisce il credito fiscale ed eroga sul conto del condominio la somma corrispondente a compensare le anticipazioni. Il processo si ripete, così di seguito, come nell’esempio, sino alla fine dei lavori.

Il due per cento sulle somme cedute alla banca compensa gli interessi medi per le anticipazioni bancarie utilizzate dal condominio. E i proprietari possono non spendere nulla, anzi, guadagnarci qualcosina, in media 500 euro a testa. Una percentuale di acquisto del credito sensibilmente inferiore al 102% sarebbe all’origine di un esborso da parte dei condòmini, che non avrebbero di che coprire gli interessi sulle anticipazioni bancarie. A meno che questi non vengano tagliati o azzerati.

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