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Superbonus con 18 mld di dote

Superbonus 110% in fase di avanzamento: forte di una dote del valore di «18 miliardi di euro», troverà (ulteriore) applicazione nella ristrutturazione degli edifici pubblici del Paese. È stato il ministro dell’economia Daniele Franco a riferire, nel corso del question time di ieri pomeriggio, nell’aula della Camera, in che modo proseguirà la sua corsa l’agevolazione introdotta lo scorso anno col decreto Rilancio per la riqualificazione energetica e la riduzione del rischio sismico nei fabbricati. Ripercorrendone la genesi, ha rammentato come la misura sia nata per permettere al comparto dell’edilizia di compiere «rapidamente» un salto, e «fare partire i cantieri, dopo la brusca frenata del «lockdown». Ed è importante», ha continuato, pure per «accelerare la transizione energetica del Paese». Ecco perché, essendo «una delle principali proposte progettuali» del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), vi è stata appostata la somma di 18 miliardi (inclusa la quota del Fondo complementare, ndr), sovvenzionata «fino alla fine del 2022, con estensione al giugno 2023 per le case popolari»; Franco ha, poi, evidenziato l’impegno dell’esecutivo ad «inserire nel disegno di bilancio per il 2022 una proroga dell’ecobonus per il 2023, tenendo conto» degli esiti ottenuti nel 2021. Il Superbonus sarà la chiave per «ristrutturare gli edifici pubblici e privati migliorandone l’efficienza energetica, attraverso l’isolamento termico, impianti di riscaldamento e raffreddamento e l’auto-produzione di elettricità», nonché «il monitoraggio dei consumi degli utenti», poiché l’obiettivo dell’Ue è «raddoppiare il tasso di efficientamento degli edifici entro 2025», ha concluso il ministro. Ed è a Franco che si è rivolto, ieri, il segretario della commissione Finanze del Senato, Andrea de Bertoldi (FdI): coprire l’incentivo con risorse del Pnrr e del Fondo complementare «significa considerare i crediti di imposta ad esigibilità pluriennale come dei crediti fiscali pagabili immediatamente e, quindi, tali da generare un inadeguato aumento del debito pubblico», ha sostenuto. E, su questo tema, ha presentato un’interrogazione parlamentare.

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