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Superammortamenti ai minimi

Super ammortamenti anche per i contribuenti minimi. Fuori, al contrario, chi ha adottato il regime forfettario. La maggiorazione, inoltre, non rileva ai fini del test di operatività, per la disciplina delle società di comodo, e non impatta sull’Irap.

Questo l’orientamento che stanno assumendo gli uffici dell’Agenzia delle entrate, sul tema dell’agevolazione introdotta dal comma 91, dell’art. 1, della legge 208/2015 (Stabilità 2016) e che sarà esplicitato in una circolare di prossima emanazione.

Le Entrate sono del parere che la possibilità, introdotta dalla recente legge finanziaria, di usufruire della maggiorazione del 40%, sia da escludere per i contribuenti che applicano il regime forfetario, di cui ai commi da 54 a 89, dell’art. 1, legge 190/2014, come modificato dalla Stabilità 2016, poiché l’ammontare dei costi sostenuti dal contribuente non sono d© © eterminati in via analitica, per effetto dell’applicazione di un coefficiente di redditività ai ricavi, sulla base della tipologia di attività.

Al contrario, stante la deducibilità dal reddito nell’esercizio in cui è avvenuto il pagamento, in ossequio al cosiddetto «principio di cassa», l’agevolazione in commento è sicuramente applicabile al regime dei minimi, giacché il detto principio di deduzione non è di ostacolo alla fruizione del bonus che, si ricorda, è di natura prettamente tributaria.

Si conferma, inoltre, quando già espresso nell’ambito del recente Videoforum 2016 ovvero che l’agevolazione in commento si rende applicabile solo con riferimento all’imposizione diretta e non anche del tributo regionale (Irap), proprio per quanto rilevabile dal tenore letterale della norma; sul punto le Entrate sono del parere che il bonus non produce effetto nemmeno nei confronti dei contribuenti che applicano le disposizioni, di cui all’art. 5-bis, dlgs 446/1997 (società di persone e imprese individuali).

La maggiorazione indicata si rende applicabile esclusivamente ai fini della determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria e, di conseguenza, non rileva ai fini del test di operatività delle società di non operative (o di comodo), con l’ulteriore conseguenza che, se la società deve dichiarare il «reddito minimo» in applicazione della detta disciplina, la quota maggiorata del periodo d’imposta riduce il reddito virtuale (reddito minimo presunto), come già chiarito, per situazioni analoghe, con datati documenti di prassi (circ. 25/E/2007 e 53/E/2009).

Confermando, inoltre, che per i beni mobili, la data di effettuazione dell’investimento è quella di consegna o di spedizione del bene, si è sempre ritenuto che sia necessaria, per fruire della deduzione delle quote maggiorate, l’entrata in funzione del bene, senza la quale il procedimento di ammortamento non potrebbe iniziare.

Sul punto si sta consolidando l’orientamento, che l’imputazione della spettanza della detta maggiorazione debba avvenire in ossequio alle disposizioni generali contenute nei commi 1 e 2, dell’art. 109, dpr 917/1986 (Tuir), giacché il comma 98, dell’art. 1, della legge 208/2015 dispone che la maggiorazione del 40% spetta per gli investimenti in beni nuovi eseguiti nel periodo dal 15/10/2015 al 31/12/2016.

Di conseguenza, trattandosi di una deduzione relativa alle quote di ammortamento, determinate su un incremento del costo fiscalmente ammortizzabile, il bonus deve ritenersi deducibile a partire dall’esercizio di entrata in funzione del bene, ai sensi del comma 1, dell’art. 102 del Tuir.

Per esempio, se il bene sarà acquistato il 23/12/2016, ma lo stesso entrerà in funzione nel periodo d’imposta successivo (2017), il bene risulterà agevolabile, se rispettate le ulteriori condizioni, a partire da detto ultimo periodo (2017) nel quale il bene, di fatto, entrerà in funzione.

Infine, in relazione al fatto che la deduzione si concretizza come una deduzione extra contabile (con effetti tributari), emergono incertezze in presenza di beni di costo unitario non superiore a 516,46 euro per i quali, com’è noto, il comma 5, dell’art. 102 del Tuir, dispone la deduzione integrale nell’esercizio in cui la spesa è stata sostenuta.

Sul punto, le Entrate sono del parere che in presenza, per esempio, di un bene di valore pari a 1.000, con coefficiente di ammortamento pari a 10%, la variazione in diminuzione deve essere pari a 40 ovvero pari al 10% del maggior costo figurativo di 400 (40% di 1.000); risulta anche ininfluente il fatto che l’impresa imputi le quote di ammortamento in misura ridotta, giacché si tratta di una deduzione extracontabile che tiene conto dei coefficienti vigenti (dm 31/12/1988) e che non permette la fruizione delle quote non dedotte, con la conseguenza che la variazione resta fissata, anche in tal caso, in 40.

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