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Super e iper ammortamento da 6,6 miliardi

Boom di utilizzi per il super e l’iper ammortamento, per il credito d’imposta, per ricerca e sviluppo e per quello concesso per l’acquisto di beni strumentali nel Mezzogiorno. Male invece l’art bonus, il credito per le spese di formazione e quello per la consulenza sull’ammissione alla quotazione pmi.

Questo è quanto si evince dal report sulle statistiche sulle dichiarazioni fiscali relative all’Ires dell’annualità 2018 e pubblicato dal dipartimento delle finanze del ministero dell’economia, l’11 marzo scorso. Risultati da capogiro testimoniano il grandissimo riscontro nel mondo delle imprese del c.d. super-ammortamento che chiude il 2018 (e l’intera sua esistenza vista l’abrogazione dell’agevolazione con la legge di bilancio 2019) con un +14,6% sul 2017 e oltre 295.900 soggetti fruitori. Sono ben 6,6 i miliardi gli euro calamitati dall’agevolazione di cui 1,1 miliardi di euro imputabili a investimenti effettuati nel 2018.

Secondo quanto rilevato nel documento del ministero dell’economia, il 64% dei fruitori si concentra nelle classi di ricavo comprese tra 100 mila euro e 2.500.000 euro.

Buoni anche i risultati dell’iper-ammortamento, la maxi deduzione è stata utilizzata da 17.700 soggetti per un correlato valore di 2,3 miliardi di euro, di cui 821 milioni di euro relativi agli investimenti effettuati nel 2018.

Ottimo riscontro anche dalla maggiorazione del 30% (strutturata nell’ambito del modello industria 4.0) concessa per investimenti in beni strumentali immateriali con oltre 21.900 fruitori e un ammontare stimato di 342 milioni di euro.

Il credito d’imposta per ricerca e sviluppo (introdotto con la legge 190/2014) si dimostra sicuramente una delle agevolazioni più apprezzate nel 2018 con oltre 29.200 utilizzatori e per un ammontare di credito spettante nel periodo di ben 3,4 miliardi di euro (+19,5% rispetto al 2017). Stenta invece a dare tangibili risultati l’art bonus, il credito di imposta introdotto dall’anno d’imposta 2014, concesso a chi effettua erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. La misura del credito è pari al 65% delle erogazioni effettuate in denaro da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d’impresa nei limiti del 15% del reddito imponibile per le persone fisiche e nei limiti del 5 per mille dei ricavi annui per i titolari di reddito d’impresa e va ripartito in tre quote annuali di pari importo. Nel 2018 risultano solo 402 soggetti donanti anche se l’ammontare del credito maturato, pari a 26,6 milioni di euro, segna un forte incremento rispetto al 2017 con un +24,8%. Non brillano invece i numeri del credito relativo alle spese per formazione e di quello relativo alle spese per consulenze sull’ammissione alla quotazione delle pmi. Il primo, introdotto per acquisire o consolidare conoscenze in tecnologie previste nel piano nazionale industria 4.0 (es: big data, cloud ecc.), è stato infatti maturato da 670 soggetti per un ammontare di 28,5 milioni di euro. Il secondo invece, stabilito in attuazione dei commi da 89 a 92 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017, n. 205 (legge di Bilancio 2018) per le pmi che decidono di quotarsi in un mercato regolamentato o in sistemi multilaterali di negoziazione, stato maturato da soli 14 soggetti per un ammontare di 5,2 milioni di euro. L’agevolazione, è stata prorogata fino al 31 dicembre 2021.

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