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Super-Anagrafe troppo invasiva

È un «sì» a denti stretti quello che il Garante della privacy ha pronunciato nei confronti del provvedimento dell’agenzia delle Entrate con cui si regolamenta la raccolta, in funzione anti-evasione, dei dati relativi ai conti correnti, così come previsto dal decreto legge salva-Italia. Le molte perplessità che costellano il parere dell’Autorità della riservatezza arrivano dopo che già in diverse occasioni il Garante si era detto preoccupato di una così massiccia raccolta di dati.
«Non è in discussione – ha scritto l’Autorità nel parere – l’esigenza di disporre di ogni necessaria idonea informazione per l’azione di verifica e contrasto dell’evasione fiscale, bensì l’integrale acquisizione e duplicazione presso l’Anagrafe tributaria di una moltitudine di dati che, laddove necessari ai fini dell’accertamento, risultano già disponibili all’amministrazione finanziaria attraverso la procedura delle indagini finanziarie che consente la puntuale e dettagliata acquisizione di tutte le informazioni finanziarie dei contribuenti».
D’altra parte, già oggi le Entrate acquisiscono mensilmente dagli istituiti di credito i dati sulle cosiddette operazioni extra-conto, che confluiscono nell’archivio dei rapporti finanziari. Archivio alimentato da circa 155 milioni di comunicazioni effettuate mediamente nell’arco di un anno dalle banche e che oggi registra circa 600 milioni di rapporti attivi. Un database, dunque, già di imponenti dimensioni, che si avvia a diventare gigantesco con l’enorme mole di dati relativi ai conti correnti che, secondo la nuova normativa, dovranno essere inviati ogni anno all’Agenzia. Informazioni che serviranno, attraverso procedure centralizzate, a formare liste di contribuenti a rischio evasione, che saranno poi utilizzate per le attività di controllo fiscale.
Insomma, un’ingente concentrazione di dati che, anche se gestiti «nel più rigoroso rispetto delle misure di sicurezza», genera comunque – avverte il Garante – «un incremento esponenziale dei rischi», legato in particolare «all’interesse che il valore strategico di una simile banca dati può suscitare sia con riferimento ad accessi abusivi e a utilizzi impropri, che alla proliferazione di interconnessioni e raffronti».
Preoccupazioni che diventano ancor più fondate alla luce delle criticità nel sistema di trasmissione dei dati che il Garante ha rilevato in seguito a ispezioni ad hoc. Per esempio, il provvedimento dell’agenzia delle Entrate nulla dice su come devono organizzarsi gli operatori finanziari nell’invio dei dati. Eppure, «negli aspetti organizzativi del flusso – scrive il Garante – si annidano le principali fonti di potenziale insicurezza complessiva del trattamento». Dunque, le Entrate devono prendere in considerazione anche questo aspetto.
I problemi, però, esistono anche in casa del Fisco. A iniziare dal fatto che Entratel – il sistema utilizzato dall’Anagrafe tributaria per acquisire i dati – non supporta l’invio di file di dimensioni superiori a 3 megabyte, mentre ci si deve preparare a ricevere file anche di centinaia di megabyte. Questo significa che i grandi file dovranno essere “spezzettati” in altri minori, con aumento dei rischi di accessi illegittimi e di alterazioni. Dunque, il «servizio Entratel così come attualmente configurato non risulta adeguato» ai nuovi scopi, in particolare quando dovrà ricevere flussi di informazioni da operatori medio-grandi. Ed ecco perché le Entrate devono predisporre canali di comunicazione diversi e alternativi.
Infine, il Garante pretende di essere interpellato dal Fisco allorché metterà a punto i criteri che dovranno essere seguiti per estrarre dai nuovi dati le liste di possibili evasori. Si tratta, infatti, di un’operazione che «presenta rischi specifici per i diritti fondamentali e la libertà, nonché per la dignità degli interessati (…) fermo restando – aggiunge l’Authority – il divieto di adottare atti o provvedimenti amministrativi fondati unicamente su un trattamento automatizzato di dati personali volto a definire il profilo o la personalità dell’inrteressato».

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