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Suona la sveglia per quattro Popolari. In rosso un trevigiano su quattro. In arrivo Mion e Micheli (Tim)

Rimandate a settembre. Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle sue Considerazioni finali sul centoventiduesimo esercizio dell’istituto ha posto l’accento sui ritardi con cui alcune banche popolari di grande dimensione stanno mettendo mano alla trasformazione della forma sociale. «La legge di riforma delle banche popolari – ha detto il Governatore – ha posto le premesse per risolvere il duplice problema del controllo sull’operato degli amministratori che, nelle forme cooperative può essere poco efficace o addirittura soggetto a incentivi perversi».

ResistenzeLa trasformazione in società per azioni – decisa dal decreto Renzi del 20 gennaio 2015, trasformato in legge il 24 marzo dello stesso anno – fatica ad essere accolta. Solo Ubi ha compiuto il percorso indicato, già nell’ottobre scorso. Delle dieci banche coinvolte dal decreto, Etruria è saltata a novembre 2015, Veneto e Vicenza hanno compiuto la trasformazione nei primi mesi di quest’anno, spinte da una disastrosa condizione dei conti. Ne restano sei. Banco Popolare e Bpm, avviate a una fusione, hanno deciso di far coincidere la nascita della nuova realtà con una forma societaria più adeguata ai tempi. Avverrà entro fine anno. Dalle altre – Popolare di Sondrio, Credito Valtellinese, Popolare di Bari e Bper – solo segnali di fumo.

La trasformazione in Spa, ha sottolineato Visco, «consente di dare soluzione a problemi divenuti urgenti, quali la scarsa trasparenza delle decisioni degli amministratori, l’autoreferenzialità di alcune figure di vertice, la resistenza al cambiamento. Questo processo va completato celermente; arrivare a ridosso del termine espone a incertezze». Anche perché i problemi che legano l’agire delle banche vanno affrontati rapidamente.

La trasformazione in Spa delle principali popolari, «deve favorire aggregazioni che consentano di razionalizzare l’organizzazione, aumentare la redditività e l’efficienza, irrobustire il capitale». Ed è questo il punto su cui le parole del Governatore trovano maggiori resistenze: la logica dei campanili continua ad essere ancora il principale criterio informativo dell’agire di molti istituti, altro che aggregazioni.

Modello in crisiQuesto nonostante i segnali della crisi in cui versa il modello di business siano evidenti e le banche fatichino a trovare, da anni, una adeguata redditività. La via d’uscita, il recupero di redditività, ha detto Visco, «passa necessariamente attraverso un aumento dell’efficienza, un contenimento dei costi, un ampliamento delle fonti di ricavo; mirate operazioni di aggregazione, condotte secondo logiche strettamente industriali, possono stimolare e favorire questo processo». Più illuminante di così…

Invece, sedici mesi dopo il decreto Renzi, c’è ancora chi attende una sentenza, un cavillo, un’improvvisa retromarcia, arroccato su convinzioni del passato. Eppure il governatore è stato chiaro: «il modello di attività, basato su una diffusa presenza territoriale, va ancora adeguato, proseguendo nella riduzione degli sportelli».

In cinque anni le operazioni in agenzia si sono dimezzate, mentre si sono moltiplicati i crediti in sofferenza. «Per le banche di dimensioni minori i problemi derivanti dall’elevato ammontare di esposizioni deteriorate – ha detto Visco – dalla scarsa diversificazione delle fonti di ricavo e dalla necessità di adeguarsi agli sviluppi della tecnologia potranno essere acuti. In più casi andranno affrontati impostando per tempo operazioni di aggregazione che sfruttino economie di scala e di scopo, la cui entità può essere rilevante. È necessario procedere speditamente in questa direzione, superando vecchie logiche di mero presidio del territorio che hanno sovente contribuito ad acuire, anziché attenuare, le difficoltà dell’economia reale e delle stesse banche».

ChiarezzaPur con il caratteristico lessico di via Nazionale, le parole di Visco non potevano essere più chiare, non potevano indicare in maniera più netta la direzione, specie nei confronti di istituti alle prese con un significativo calo dei margini. «Lo sfruttamento più intenso della tecnologia – ha sottolineato il Governatore – a partire da un maggior sviluppo della digitalizzazione, consentirebbe significativi risparmi di costo nell’offerta di servizi tradizionali e standardizzabili». Invece l’Italia è ancora al ventitreesimo posto in Europa nell’utilizzo di servizi di eBanking , con significative differenze che si possono rilevare tra i clienti dei gruppi piccoli e dei grandi, a favore di questi ultimi. Una situazione di inadeguatezza alle esigenze della clientela, che le aggregazioni potrebbero risolvere, anche al di fuori del recinto delle (ex) popolari, magari guardando anche al Monte dei Paschi di Siena. Parola della Banca d’Italia.

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