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Il summit europeo rischia l’ennesimo flop su Brexit

È una partita dall’esito ancora incerto quella che Bruxelles e Londra stanno giocando in queste ore nel tentativo di chiudere almeno in parte l’intesa sul divorzio della Gran Bretagna dall’Unione. La tornata negoziale nel fine settimana è terminata con un nulla di fatto. Tensioni momentanee, preludio di un hard Brexit, o ancora drammatizzazione degli eventi per consentire a tutti di dichiarare vittoria? Il nodo da risolvere resta quello della frontiera irlandese.
Il capo-negoziatore comunitario Michel Barnier ha spiegato tra domenica e lunedì che «malgrado intensi sforzi, alcuni nodi sono ancora da sciogliere». Dal canto suo, Londra ha assicurato «di essere ancora impegnata a fare progressi al prossimo vertice europeo di ottobre». In una lettera ai Ventotto in vista del vertice europeo di domani e dopodomani qui a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha parlato dell’impegno a «raggiungere la migliore intesa possibile».
Londra e Bruxelles sono d’accordo per evitare che con Brexit vi sia il ritorno di un vero e proprio confine tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda, ma sono in disaccordo su come evitare questa evenienza. Il capo-negoziatore Barnier ha proposto che vi sia una allineamento regolamentare nelle due regioni per facilitare il transito di merci. Per ora, Londra rifiuta perché ai suoi occhi significherebbe introdurre differenze troppo profonde tra le diverse regioni della Gran Bretagna, tanto più se a tempo indeterminato.
Parlando ieri pomeriggio ai Comuni, la premier Theresa May ha respinto ancora una volta la soluzione europea. Tuttavia, ha detto di sperare ancora che un accordo sia «realizzabile». Alcuni diplomatici sostengono che la drammatizzazione di queste ore è strumentale per permettere alla signora May di meglio convincere il suo partito conservatore di avere strappato, se non questa settimana, almeno nelle prossime settimane, il migliore accordo possibile.
Bruxelles vuole che si trovi una intesa su Brexit entro metà novembre al più tardi, per dare tempo al processo di ratifica entro il 29 marzo 2019 quando il Regno Unito lascerà ufficialmente l’Unione europea dopo quasi mezzo secolo di partecipazione. I negoziati dell’ultimo anno e mezzo hanno portato su una intesa di divorzio così come su una dichiarazione politica relativa al prossimo partenariato tra le due parti. I due capitoli sono legati. L’uno non può essere approvato senza l’altro.
Da Berlino, ieri la cancelliera tedesca Angela Merkel si è voluta fiduciosa, ma al tempo stesso ha avvertito: «Purtroppo dobbiamo prepararci a tutti gli scenari», e quindi anche a un drammatico fallimento delle trattative. La vera scadenza in vista di una intesa, ha notato il ministro degli Esteri spagnolo Josep Borrell, è metà novembre, quando è già previsto un vertice europeo straordinario. In ultima analisi, bisogna capire se e come si ricomporranno anche le divisioni in seno all’establishment britannico, se e come si concretizzerà una tradizionale massima inglese: “My country, right or wrong”. L’eventuale intesa dovrà essere approvata dai Comuni, dove il governo May ha una maggioranza risicata.

Beda Romano

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