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Summit d’emergenza a Cannes

di Marco Moussanet

Avrebbe dovuto essere il G-20 in cui i Paesi dell'Eurozona si sarebbero presentati ai loro partner con i compiti (salvataggio della Grecia, ricapitalizzazione delle banche, rafforzamento dell'Efsf) quasi fatti. In cui quindi parlare della partecipazione degli emergenti al piano faticosamente varato la scorsa settimana a Bruxelles e, finalmente, di misure per la ripresa.

L'annuncio a sorpresa del referendum greco, in gennaio, proprio su quel piano ha sconvolto l'agenda del vertice di Cannes, che conclude l'anno di presidenza francese. Il dossier che si stava chiudendo, con sollievo generale, è stato brutalmente, inaspettatamente riaperto.

Il programma prevede ora una vera e propria riunione di crisi, oggi pomeriggio alle 17,30 a Cannes, sul nuovo caso Grecia. Alla quale parteciperanno il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cancelliera tedesca Angela Merkel, la direttrice generale del Fondo monetario Christine Lagarde, i presidenti dell'eurogruppo Jean-Claude Juncker, della Commissione Ue José Manuel Barroso, del Consiglio europeo Herman van Rompuy e un rappresentante della Bce (Mario Draghi si sposterà infatti a Cannes domani pomeriggio subito dopo la riunione del board, la prima da lui presieduta). Seguirà, tre ore più tardi, una cena di lavoro – sulla carta ben poco conviviale – con il premier di Atene George Papandreou.

Al quale verrà chiesto conto dell'iniziativa referendaria, decisa all'insaputa di tutti, e chiarito che per evitare il naufragio non ci sono alternative possibili al l'accordo del 27 ottobre.

Come hanno anticipato proprio la Merkel e Sarkozy in una nota congiunta al termine di un colloquio telefonico ieri pomeriggio: «Francia e Germania sono determinate a garantire la completa esecuzione, nei tempi più brevi possibile, delle decisioni prese dal vertice di Bruxelles, oggi più necessarie che mai. Parigi e Berlino auspicano che, d'intesa con i partner europei e l'Fmi, possa essere rapidamente messo a punto un percorso per assicurare l'applicazione di quell'accordo».

E come ha ribadito lo stesso Sarkozy al termine di un incontro d'emergenza all'Eliseo con i ministri dell'Economia, del Bilancio e degli Esteri e il governatore della Banca di Francia: «Il piano varato all'unanimità dai 17 Paesi dell'eurozona giovedì scorso è la sola strada possibile per risolvere il problema del debito greco. Dare la parola al popolo è sempre legittimo, ma la solidarietà non può essere esercitata senza la partecipazione di tutti agli sforzi necessari. Ecco perché esamineremo con il premier greco le condizioni in cui gli impegni presi verranno rispettati».

Il volto tirato di Sarkozy dava da solo il senso dell'irritazione, per usare un eufemismo, dei dirigenti europei alla notizia di un referendum che riporta in alto mare la barca dell'euro proprio quando sembrava in procinto di raggiungere il porto.

Fonti dell'Eliseo parlano di «costernazione», mentre il quotidiano Le Monde scrive di una «scommessa folle» e si chiede se davvero ha ancora un senso che la Grecia continui a far parte della zona euro.

Il Governo tedesco si è limitato a un freddo comunicato del ministero delle Finanze: «L'annuncio del referendum è una evoluzione di politica interna di cui non siamo stati informati e che dunque non possiamo commentare. Dal vertice di Bruxelles sono uscite posizioni chiare, secondo cui il secondo piano di aiuti alla Grecia deve essere messo in atto entro la fine dell'anno». Una tempistica evidentemente non conciliabile con il referendum.

Molti leader tedeschi si sono però espressi, ricordando tra l'altro che il Bundestag deve ancora approvare il pacchetto "Grecia 2", operazione che a questo punto diventa alquanto difficile.

L'agenzia di rating Fitch ha sottolineato che la vittoria del no minaccerebbe la sopravvivenza dell'euro. Le grandi banche riunite nell'Iif, che dovrebbero svalutare il 50% della loro esposizione in titoli sovrani greci, hanno per ora confermato l'intenzione di continuare a collaborare. In attesa degli eventi.
 

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