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Sull’utile Mps pesa il conto dei salvataggi

Le componenti non ricorrenti pesano sui conti di Mps nel primo trimestre. Il Monte dei Paschi (che ieri ha chiuso la seduta in rosso di oltre il 4%) archivia il periodo con un utile di 28 milioni che sconta poste non ricorrenti negative, tra le quali i 61 milioni per contributi ai fondi di sistema. Il primo trimestre dello scorso anno si era chiuso con un utile di 187,6 milioni. Si tratta di un dato inferiore rispetto alle attese e anche i ricavi sono calati dell’8,5% anno su anno a 803 milioni. Ma l’ad Marco Morelli guarda al futuro: sul tavolo c’è un intervento drastico sui crediti problematici. L’obiettivo è ridurre gli Utp per 2 miliardi entro l’anno, in linea con il piano di ristrutturazione concordato con la Commissione europea. Ma non è tutto: potrebbero esserci operazioni «più radicali» in termini di riduzione dello stock di deteriorati, composto da 8,3 miliardi di Npl e 7,6 miliardi di Utp.

Nel frattempo, sono previste a breve altre vendite. Mps ha ricevuto a fine aprile offerte vincolanti per 200 milioni di Utp e offerte non vincolanti per altri 1,1 miliardi. L’istituto stima quindi dismissioni di Utp complessive per 1,6 miliardi entro giugno. Alla cifra si arriva con i 100 milioni di cessioni già realizzate nel primo trimestre e con la metà di una cessione di un altro pacchetto (circa 150 milioni).

Ma c’è un tema più ampio: la sostenibilità del modello di business nel medio e lungo termine. Morelli ha spiegato che la valutazione riguarda anche «quanto il tema delle dimensioni possa migliorare la performance del Monte dei Paschi andando avanti». Insomma, l’analisi su come debba essere la Mps del futuro prosegue, oltre al ruolo che potrà recitare una volta che lo Stato deciderà di uscire dall’azionariato.

La prova del nove sulla redditività della banca ci sarà invece nei prossimi trimestri, scongiurando il peso di altre componenti non ricorrenti. Il peso di queste ultime – ha detto Morelli – « si sarà ridotto e sarà minore», ricordando che sull’utile trimestrale «ha pesato l’ultimo passaggio della questione diamanti, che ha impattato con 47 milioni di ulteriori accantonamenti» oltre ad aver spesato tutto il «contributo al fondo di risoluzione», pari a 61 milioni. Morelli ha sottolineato «come la redditività operativa del primo trimestre» «sia stata in linea con la media dei tre trimestri precedenti». La banca controllata dal Tesoro segnala il mutato contesto macroeconomico rispetto ai primi tre mesi del 2018. Gli effetti negativi si sono visti. Il risultato operativo netto del trimestre è pari a 69 milioni (166 milioni nel 2018). Le commissioni nette flettono a 358,8 milioni e il margine di interesse si riduce a 408,9 milioni (-3%). Proprio alla luce del peggioramento dell’andamento dell’economia, la banca ha ritenuto appropriato in via prudenziale di rivedere il costo del credito, che misura le perdite sui finanziamenti concessi: l’impatto si traduce in 40 milioni di ulteriori rettifiche e in un aumento del costo del credito da 57 a 73 punti base.

Mps non si aspetta inoltre di dover fare nuovi accantonamenti a fronte dei rischi legali delle cause da fronteggiare. La Bce, che aveva avviato un’ispezione sull’adeguatezza degli accantonamenti, ha detto Morelli, non ha chiesto “un aumento” dei 500 milioni di euro messi a garanzia. La Banca ha annunciato infine anche due nomine nella prima linea: Morelli, ad e dg viene affiancato da due vice: Andrea Rovellini, il cfo, diventa vice direttore generale vicario e Giampiero Bergami diventa vice dg.

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