Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sull’unione bancaria il nodo garanzie

Il tema delle crisi bancarie in Europa è questione che assilla i governi da tempo, da quando lo sconquasso debitorio ha mostrato che l’assetto europeo in campo creditizio era insufficiente. Fu deciso quindi di creare una unione bancaria. Ma, come dimostra anche la nuova iniziativa franco-italiana, la partita rimane segnata da un dibattito tra chi vuole rapidamente mettere in comune le risorse per eventualmente salvare una banca, e chi chiede prima garanzie sulla gestione degli istituti di credito.
La vigilanza bancaria è stata trasferita alla Bce fin dal 2014, almeno per quanto riguarda i grandi gruppi finanziari. Il meccanismo unico di risoluzione bancaria è invece attivo dall’inizio di quest’anno. Prevede regole comunitarie nel salvataggio di un istituto di credito, riassunte in una direttiva meglio nota con l’acronimo Brrd (Bank Recovery and Resolution Directive). Il provvedimento è stato ratificato da 17 paesi su 19 dell’Unione bancaria.
Per evitare di utilizzare denaro pubblico, come invece fu fatto nel pieno della crisi finanziaria con conseguenze inaudite per i debiti pubblici, il fondo di risoluzione bancaria, da utilizzare nel caso di fallimento di una istituzione creditizia, sarà alimentato con contributi delle singole banche. È stata immaginata una progressiva messa in comune del denaro. Il fondo sarà a regime nel 2024, con un totale di 55 miliardi di euro. I contributi saranno pari all’1% dei depositi bancari dell’Unione.
Con la loro lettera (si veda l’articolo sopra), Italia e Francia propongono una soluzione temporanea, da utilizzare prima che il fondo sia a regime. L’idea è di permettere al Meccanismo europeo di Stabilità (Esm) di potere aprire una linea di credito al fondo per ovviare a eventuali crisi a breve termine. Agli occhi italiani e francesi, la soluzione avrebbe il merito, tra l’altro, di spezzare il legame tra bilanci bancari e bilanci sovrani, poiché il denaro sarebbe comune e non nazionale.
Finora, altri paesi sono stati freddi. Temono di assumersi oneri finanziari senza avere in cambio garanzie sulla gestione delle singole banche. Certo la vigilanza centralizzata aiuta; così come aiuta l’entrata in vigore della direttiva Brrd. Negli ultimi mesi, tuttavia, alcuni governi hanno anche chiesto limiti alla quantità di debito pubblico che le singole banche possono acquistare. Berlino chiede un tetto per evitare esposizioni eccessive nei bilanci creditizi; Roma è contraria.
La prossima settimana i ministri delle Finanze si riuniranno in via informale, come avviene ogni sei mesi. Sarà l’occasione di una prima discussione sull’iniziativa franco-tedesca, associata peraltro all’altro tema del momento: la garanzia unica dei depositi, anch’essa ostacolata dagli stessi timori di alcuni governi di assumersi rischi senza garanzie. Italia e Francia potranno ricordare ai loro partner che i Trattati permettono all’Esm di ricapitalizzare le banche in difficoltà, una volta utilizzate tutte le opzioni a disposizione.

Beda Romano

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa