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Sull’oro il terremoto Basilea 3: per le banche salgono i costi

Sul mercato dell’oro è in arrivo il terremoto di Basilea 3, nuove regole destinate a incidere profondamente sulle attività – finanziarie e non – che ruotano intorno al metallo prezioso e che secondo alcuni analisti nei prossimi mesi potrebbero infiammare le quotazioni del lingotto. Al di là della previsione di un rally (a dire il vero tutt’altro che unanime) comincia un periodo di forte incertezza per il settore aurifero, che sarà costretto a reinventare molte dinamiche collaudate, con esiti che al momento è difficile immaginare nel dettaglio ma che probabilmente si tradurranno in un aggravio dei costi, sia per gli investitori che per tutta la filiera del metallo, dalla miniera fino alla gioielleria.

A innescare il cambiamento è un tassello importante del pacchetto di norme sui requisiti patrimoniali delle banche, Basilea 3 per l’appunto, che dopo numerosi rinvii è entrato in vigore un po’ in sordina questa settimana per gli isitituti europei: stiamo parlando del Net Stable Funding Ratio (Nsfr), introdotto come criterio chiave di stabilità finanziaria, per prevenire rischi simili a quelli scatenati dalla crisi dei mutui subprime nel 2008-2009. Tecnicamente l’Nsfr è definito come il rapporto tra la provvista stabile disponibile (Available Stable Funding o Asf) e la provvista stabile richiesta (Required Stable Funding, Rsf) e alle banche si prescrive che non debba mai scendere sotto il 100% su base annua. In pratica – e in parole povere – obbligherà gli istituti che hanno in bilancio asset considerati rischiosi a “coprirsi” accantonando riserve facilmente liquidabili, come denaro contante o titoli di Stato.

Ed è qui che entra in gioco l’oro, investito da novità dirompenti e contestatissime. L’Autorità bancaria europea (Eba), incaricata della classificazione, l’ha infatti inserito nella categoria degli asset più liquidi e dunque meno rischiosi (Tier 1) solo nel caso in cui sia custodito in forma fisica e direttamente riconducibile a un solo proprietario: il cosidetto oro «allocato». In tutti gli altri casi l’oro – così come gli altri metalli preziosi – diventa Tier 3, categoria di asset ad alto rischio, per cui alle banche viene imposto un accantonamento pari all’85% del valore, riserva identica a quella richiesta per le azioni di società non quotate.

Altro che bene rifugio. Con Basilea 3 l’oro diventa pericoloso – oltre che costoso da mantenere in bilancio per le banche – proprio nelle forme in cui è più utilizzato nel mondo finanziario, non solo per effettuare speculazioni ma anche per tutte i servizi offerti alla filiera, dal lending alle operazioni di hedging per le minerarie. I lingotti non allocati, chiamati anche “oro di carta”, sono quelli detenuti nei magazzini del Comex a fronte dei futures, ma ne sono pieni anche i caveau della banche e ciascuno di essi può essere impiegato più volte come collaterale o come sottostante di prodotti finanziari.

Come prevedibile c’è stata una levata di scudi di fronte alle novità, soprattutto da parte della London Bullion Market Association (Lbma), che gestisce il principale mercato aurifero al mondo, con scambi over-the-counter per un controvalore stimato di oltre 200 miliardi di dollari al giorno: un sistema che rischia di essere compromesso da Basilea 3, quando le nuove regole entreranno in vigore anche in Gran Bretagna (la Brexit ha fatto slittare l’applicazione al 1° gennaio 2022). La Lbma, insieme al World Gold Council (Wgc), che rappresenta i produttori, ha sollecitato con forza una revisione delle regole dimostrando – con dati che non erano disponibili al momento delle classificazioni delll’Eba – che l’oro, anche quello di carta, è in realtà uno degli asset più liquidi al mondo, con un indice pari a 0,000018: un punteggio addirittura migliore di quello degli «Asset liquidi di alta qualità» (Hqla), come i titoli di Stato Usa.

L’Lbma sostiene che l’oro ormai ha anche superato con successo uno stress test eccezionale, quello della pandemia. Nonostante qualche scossone derivato da difficoltà logistiche, il mercato ha retto bene all’impatto secondo l’Associazione, che considera Basilea 3 più pericolosa del Covid per il settore aurifero: l’impennata dei costi potrebbe indurre molte banche a farsi da parte, compromettendo attività fondamentali come il clearing e il settlement. Tutta la filiera dell’oro rischierebbe inoltre un aggravio dei costi che nella peggiore delle ipotesi potrebbe sfociare in carenze di metallo fisico.

È proprio questo scenario, corredato dall’ipotesi di una corsa all’oro allocato, che spinge alcuni addetti ai lavori a prevedere una fiammata delle quotazioni dell’oro verso fine anno, quando Basilea 3 sarà prossima a entrare in vigore anche in Gran Bretagna, minacciando da vicino le operazioni sul mercato londinese. Per altri analisti tuttavia il rally non è scontato, anche se non sono da escludere fasi di alta volatilità. Di questo parere è ad esempio Bank of America secondo cui alcune banche ridurranno le attività nell’oro e altre le manterranno, scaricando gli extra costi sui clienti, ma entrambe le reazioni non sarebbero «rialziste di per sé, anche perché sembra improbabile che le banche acquistino oro per sostenere le operazioni».

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