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Sull’Iva una clausola da 988 milioni

Un lungo lavoro di cesellatura, con diverse limature all’articolato e ad alcuni dettagli contabili. È quello che è proseguito per tutta la mattinata di ieri sul testo della legge di stabilità. Il provvedimento, nonostante sia stato varato mercoledì dal Consiglio dei ministri, in serata non risultava ancora arrivato al Quirinale per il “visto” del Capo dello Stato necessario per l’invio del disegno di legge e dei suoi allegati al Parlamento. Tra le novità dell’ultima ora sembra essere spuntata una clausola di salvaguardia ad hoc, sotto forma di eventuali aumenti di accise sui carburanti per 988 milioni a decorrere dal 2015, per blindare, in caso di mancato ok della Ue, il meccanismo rafforzato di “reverse charge” e di “split payment” collegato all’Iva. Un’altra questione su cui si è lavorato con intensità è il bonus bebè per le neo-mamme. I tecnici del ministero dell’Economia avrebbero messo nero su bianco un’ipotesi con la quale l’agevolazione sarebbe stata garantita ai nuclei con un reddito, ai fini dell’Isee, sotto i 30mila euro. E quindi al di sotto dei 90mila euro annunciati domenica da Matteo Renzi. Ma nel pomeriggio il ministro Beatrice Lorenzin ha affermato che l’intervento sarà in linea con quanto anticipato dal premier.
«Mi hanno appena chiamato dal ministero dell’Economia. Gli 80 euro al mese sono per tre anni per chi ha uno o due figli e un reddito sotto i 90mila euro e sopra i 90mila euro solo dal terzo figlio», ha detto la responsabile della Salute nel corso di una conferenza stampa di Ncd. I 900 euro l’anno, che saranno garantiti con il Fondo ad hoc da 500 milioni nel 2015 previsto dalla “stabilità” e che saranno attivati sulla base dei criteri fissati entro febbraio da decreto del presidente del Consiglio, non saranno «distribuiti a pioggia», ha aggiunto Lorenzin.
Ma l’intervento continua a far discutere. Per l’accesso la bonus si aprirà di fatto una corsa: dalle ultime ipotesi sembra che l’agevolazione sarà erogata dall’Inps sulla base di ricezione delle domande. «Non mi convince assolutamente perché è una misura concettualmente sbagliata», dice l’ex viceministro del Lavoro, Maria Cecilia Guerra (minoranza Pd). Che a Radio24 aggiunge: «Quei 500 milioni ci farebbero molto comodo per alleviare un po’ la situazione di quel milione e 400 mila minori in povertà assoluta».
Tornando alle limature al testo della stabilità, tra i ritocchi apportati nelle ultime ore ci sono anche quelli che rendono di fatto retroattivo l’aumento della tassazione sulla rendita dei fondi pensione e sulle fondazioni bancarie nonché sugli enti non commerciali (v. altro articolo a pagina 3). Entra poi nella manovra il patent box per i brevetti e sale di quasi 2mila euro, a 8.060, il tetto per gli sgravi contributivi sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato. Potrebbe anche arrivare in extremis un Fondo ad hoc per la tutela del patrimonio culturale.
Le ultime bozze confermano poi che sull’Irap, al di là dell’azzeramento della componente lavoro dalla base imponibile, non ci sarà più alcuno sconto di aliquota: viene infatti espressamente cancellato il taglio introdotto dal decreto Irpef nel maggio scorso.
Sul versante delle clausole di garanzia, la blindatura del dispositivo di “reverse charge” e, soprattutto, di “split payment”, ovvero il pagamento dell’Iva da parte della pubblica amministrazione non più ai fornitori ma direttamente all’Erario, si tradurebbe in un automatico aumento delle accise sui carburanti per quasi un miliardo già dal 2015 in caso di mancato arrivo della deroga Ue. È stata poi perfezionata l’articolazione della “clausola Iva” alla quale è ricorso il Governo per dare maggiori garanzie a Bruxelles dopo la decisione di rinviare al 2017 il pareggio di bilancio e di agire con decisione sulla leva del deficit pur senza sforare il tetto del 3 per cento. La clausola, in caso di assenza di nuovi interventi di “spending” per importi corrispondenti, si traduce in un aumento dell’Iva del 10% di 2 punti nel 2016 e di un altro punto nel 2017 (13%) e nella lievitazione dell’attuale Iva al 22% nel 2016 al 24%, nel 2017 al 25% e nel 2018 al 25,5% (ovvero oltre la soglia europea). La blindatura dal 2018 sarebbe ulteriormente rafforzata con un aumento per 700 milioni delle accise sui carburanti.
Sul fronte delle misure vere e proprie, ieri non appariva più certo al 100% l’inserimento nella “stabilità” del piano di riduzione delle partecipate mentre prendeva quota il rafforzamento delle misure sulla vendita degli alloggi della Difesa (220 milioni nel 2015 e 100 nel 2016). Sarebbe già saltata la misura anti-truffa sulla Rc auto.

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