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Sull’Isee il Governo accelera

Niente stop di 30 giorni. Il nuovo riccometro sbarca a sorpresa già questa sera in Consiglio dei ministri, che con «deliberazione motivata» dovrebbe dare il via libera definitivo al Dpcm che appena sette giorni fa era stato stoppato dalla conferenza unificata Stato-autonomie per l’opposizione della sola Lombardia e la conseguente «mancata intesa» col Governo. Per l’Isee (indicatore della situazione economica equivalente), equivarrebbe dare il via alla caccia ai furbetti del Welfare e ai finti poveri che beneficiano senza averne diritto delle prestazioni sociali agevolate: dagli asili nido alle mense scolastiche, passando per tasse universitarie, assegni di maternità, prestazioni per le disabilità, perfino bollette della luce e canoni telefonici.
In pratica, una rivoluzione. Che valuterà a tutto tondo le ricchezze, i redditi mobiliari e immobiliari, con un sistema di franchigie e una scala di equivalenza nuove di zecca, accompagnate dalla ridefinizione del «nucleo familiare» che non lascerà scampo alle finte famiglie separate e porterà in tempi relativamente brevi a rivedere l’intero sistema di accesso (o di negazione) alle prestazioni sociali scontate. Valutando anche il possesso di auto di lusso, moto oltre 500 cc, barche. Ma anche l’ammontare dei conti correnti, gli investimenti in azioni, fondi d’investimento, Bot e Btp, attraverso controlli incrociati e un ruolo forte dell’Inps.
La necessità di un cambio di marcia, fortemente voluto dai sindaci e dalla quasi totalità dei governatori a eccezione della Lombardia, ha convinto il Governo ad accelerare i tempi e ad applicare una procedura speciale per bypassare i tempi altrimenti lunghi (trenta giorni, appunto) che di prassi sono necessari dopo una mancata intesa. Il rischio, infatti, era anche quello dell’opportunità politica per il Governo di varare definitivamente il decreto (il 23 febbraio) quando sarebbe stato ormai prossimo a passare la mano, il giorno prima del voto. Come non a caso la stessa Lombardia avrebbe desiderato e sostenuto politicamente, invocando tra l’altro il proprio «fattore famiglia» e le scale di equivalenza locali. Tutti aspetti che a questo punto dovrebbe rivedere da cima a fondo.
Il Governo ha deciso invece di sciogliere qualsiasi dubbio e di procedere da subito con «deliberazione motivata», fatte salve sorprese (considerate improbabili) dell’ultim’ora. Il testo finale, così, sarà identico a quello già diffuso in conferenza unificata, prevedendo un salvacondotto per Trento e Bolzano e dei loro sistemi in virtù della speciale autonomia di cui godono. Mentre bypassare i 30 giorni è stato possibile perché grazie alla registrazione della mancata intesa, messa subito a verbale, si è di fatto rinunciato a ogni possibile riapertura del dibattito. A far pendere l’ago della bilancia sull’accelerazione, infatti, ci sarebbe anche il fatto che la proposta della Lombardia avrebbe snaturato a tal punto il testo del provvedimento, da vanificare l’intero percorso compiuto con le altre Regioni e con gli enti locali. Che per una volta, se anche la Lombardia contesterà, sono pronti a far quadrato col Governo.

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