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Sull’equity crowdfunding restano ancora ambiguità

La recente regolamentazione dell’equity crowdfunding lascia sostanzialmente inesplorati gli aspetti di diritto societario, che pure ne costituiscono un momento cruciale. Infatti, una volta perfezionatosi il collocamento, con tutte le cautele e garanzie oggi previste a tutela dell’investitore, questi si troverà in mano una partecipazione sociale, il cui valore consiste nei diritti – amministrativi e patrimoniali, di voice o di exit – che potrà esercitare in quanto socio: diritti che dipendono innanzitutto dal tipo sociale prescelto (Srl, Spa o cooperativa) e poi nello specifico dalle clausole dello statuto adottato.
Poche le deroghe al diritto comune delle società di capitali previste dal legislatore per le società start up innovative. A parte l’attenuazione della disciplina delle perdite, e prescindendo dal limite alla distribuibilità degli utili (più requisito per mantenere le agevolazioni che regola speciale di diritto societario), vengono in rilievo, sotto il profilo della posizione dell’investitore, le disposizioni volte a estendere alle Srl istituti generalmente previsti per le società azionarie: oltre alla possibilità di offrire al pubblico quote di Srl, si segnala la deroga al divieto di operazioni sulle proprie quote, la possibilità di emettere strumenti finanziari «a seguito dell’apporto anche di opera o servizi», di creare «categorie di quote fornite di diritti diversi», ivi comprese quote con limitazioni ai diritti di voto.
Previsioni, tutte, che riecheggiano testualmente le nuove disposizioni introdotte per le società azionarie con la riforma del 2003. Il legislatore sembra dunque suggerire per le start up innovative l’adozione del tipo della Srl, modificata però a somiglianza di una società azionaria.
Dunque, piuttosto che predisporre uno speciale modello azionario – magari a costi ridotti di costituzione e di esercizio – che ben avrebbe potuto favorire l’avvio dell’iniziativa , si è immaginato, invece, di riadattare il tipo Srl, configurandola come una sorta di piccola società azionaria; immemore in ciò della specifica caratterizzazione del tipo delineata dalla riforma del 2003.
Ne risulta un quadro sbilenco, con una convivenza forzata nella Srl start up innovativa, specie se crowdfunded, di identità contraddittorie: una pluralità di piccoli o piccolissimi investitori (si pensa alla soglia dei 500 euro sopra la quale i costi del collocamento rischiano di essere proibitivi), tendenzialmente estranei alla gestione dell’impresa, magari relegati in «categorie di quote» con diritti limitati, ma nel contempo dotati di penetranti poteri ispettivi individuali e della legittimazione a esercitare l’azione di responsabilità contro gli amministratori (articolo 2476 del Codice civile), oltre che a impugnare le decisioni dei soci senza alcuna «soglia di sbarramento» (articolo 2479-ter del Codice civile). Per non dire della possibilità per i soci che raggiungano 1/3 delle partecipazioni di avocare decisioni su materia attinente l’amministrazione della società (articolo 2479 del Codice civile).
Certamente non è impossibile neutralizzare, almeno in parte, i poteri dei «piccoli soci» nella Srl, per esempio confinandoli in una contitolarità pro indiviso di una unica quota, i cui diritti dovrebbero allora essere esercitati attraverso un rappresentante comune. Resta però l’ambiguità della scelta di non privilegiare il modello azionario, la cui architettura e la cui storia è invece perfettamente coerente con le esigenze del crowdfunding.
Ambiguità che si manifesta a livelli di criticità quando si tratta della successiva circolazione delle partecipazioni sociali. Si osservi che l’unica norma che riguarda le vicende successive dell’investitore crowdfunder riguarda proprio il diritto di recesso o di co-vendita in caso di cessione del controllo. Per il resto, la disciplina della cessione delle quote resta integralmente rimessa al regime ampiamente personalistico della Srl, e soprattutto limitato da modalità operative (forma autentica dell’atto) e costi fiscali (diritti, bolli e imposta di registro) tali da menomare pesantemente se non azzerare il valore della partecipazione del crowdfunder uscente.
Ordinario diritto commerciale all’università Roma Tor Vergata e componente del consiglio direttivo Igs

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