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Sulle sofferenze l’Esecutivo Ue sta con l’Italia

La crociata nazionale contro l’inasprimento del trattamento contabile degli Npl contenuto nell’ormai famoso addendum proposto dalla Bce (la consultazione pubblica s’è chiusa l’8 dicembre scorso e il pronunciamento di Francoforte dovrebbe arrivare entro metà febbraio) trova un’importante sponda a Bruxelles. Nel rapporto messo a punto dalla Commissione Ue c’è infatti la conferma che, tra le misure che verranno suggerite, ci saranno anche i nuovi accantonamenti minimi legali da adottare ma saranno solo sui prestiti futuri che in seguito di trasformano in sofferenze. Una posizione esplicitata a metà novembre anche dal vice presidente della Banca centrale, Vitor Constancio, il quale aveva precisato che le nuove regole per gli accantonamenti prudenziali sui crediti, pari al 100% del valore del finanziamenti, saranno applicate solo sui contratti stipulati dopo l’entrata in vigore delle nuove disposizioni.
La linea della Commissione coincide con le richieste che erano venute dalle autorità italiane, a partire dal Governo e dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che ha sempre dato per scontata l’interpretazione secondo la quale le nuove regole non debbano essere applicate agli stock dei crediti in essere, mentre sui nuovi crediti andrebbero adottate con gradualità. Bankitalia nella seconda parte del 2017 s’è sempre detta favorevole anche a un meccanismo di “calendar provisioning” dei crediti, ovvero di svalutazioni prefissate e crescenti nel tempo. Una linea condivisa dallo stesso Mef e dal Parlamento, con le risoluzioni approvate all’unanimità dalla Commissione Finanze del Senato (presidente Mauro Marino) sulla fase ascendente del “pacchetto bancario” in cui si sottolinea come i nuovi interventi di gestione degli Npl, laddove prevedano ulteriori rettifiche, non compromettano «il fine primario del sistema bancario di erogare credito al sistema produttivo». Ancora in occasione della sua audizione in commissione d’inchiesta sulle crisi bancarie, a fine dicembre, il ministro Pier Carlo Padoan aveva per parte sua ricordato il «confronto aspro» avuto con Bruxelles sugli Npl, e aveva ribadito la necessità di «creare le condizioni perchè le banche possano liberarsi di queste attività in condizioni e tempi ragionevoli, evitando trasferimenti di ricchezza a pochi soggetti privati».
Oggi il tema degli Npl sarà al centro del previsto incontro, in Bankitalia tra la presidente della Vigilanza unica europea, Danièle Nouy, con i primi 15 istituti bancari nazionali. Gli istituti- ha affermato ieri il vicedirettore generale dell’Abi, Gianfranco Torriero – «rappresenteranno alla Bce i miglioramenti» effettuati sul fronte delle sofferenze «sia in entrata (nuovi flussi, ndr) che in uscita» con la cessione di portafogli o la migliore gestione interna. Secondo gli ultimi dati di Bankitalia, a novembre le sofferenze bancarie hanno segnato un calo su base annua del 6,4% e sono ora a quota 173 miliardi lordi e 66,2 miliardi al netto dei fondi rettificativi (nel novembre del 2016 il livello era ancora a 85,2 miliardi). Ma il rischio dell’attivo dell’intero sistema bancario nazionale registra un ulteriore miglioramento anche per quel che riguarda l’esposizione con il settore pubblico. Nel penultimo mese dell’anno i titoli di debito nei portafogli delle banche sono scesi a 344,1 miliardi, 15 in meno rispetto a ottobre, mentre se il confronto si fa con il novembre del 2016 il calo è di 46,8 miliardi (-11,9%). I titoli di Stato, in particolare, sono scesi a 336,6 miliardi, erano 382, 8 miliardi nel novembre del 2016.

Davide Colombo

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