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Sulle liti non decide solo il giudice

di Carla De Lellis  

Quattro vie per l'arbitrato, per risparmiare e velocizzare la soluzione delle controversie sul lavoro. Invece che in tribunale, il lavoratore può ora portare l'impresa dinanzi a un «arbitro» per verificare legittimità e correttezza dei comportamenti nell'ambito di un rapporto di lavoro o di collaborazione. Quattro, appunto, le alternative di arbitrato; e tutte accomunate dal fatto di garantire speditezza alla risoluzione della lite.

Serve la clausola compromissoria. Il ricorso all'arbitrato è possibile per le materie di cui all'articolo 409 del codice di procedura civile (quindi non solo rapporti di lavoro subordinato, ma anche co.co.co. e lavoro a progetto). A tal fine, le parti (datore di lavoro/committente e/o lavoratore/collaboratore) devono sottoscrivere la clausola compromissoria che rinvii, appunto, alle modalità di espletamento dell'arbitrato (disciplinato dagli articoli 412 e 412-quater del cpc). La pattuizione della clausola compromissoria è possibile soltanto se prevista da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In più, a pena di nullità, la clausola compromissoria deve essere certificata dalle previste commissioni di certificazione, al fine dell'accertamento dell'effettiva volontà delle parti di devolvere ad arbitri la controversia.

Gli effetti dell'arbitrato. Con la riforma del collegato lavoro, l'arbitrato può trovare svolgimento sotto quattro differenti vie (si veda in tabella). L'arbitrato, quale che sia la via scelta, non conduce mai a una «sentenza», ma si conclude con l'emissione di un «lodo». Questo lodo, sottoscritto dagli arbitri e autenticato :

produce fra le parti: gli effetti del contratto (articolo 1372 del codice civile) nonché quelli derogatori (articolo 2113, quarto comma, codice civile); l'articolo 1372 del codice civile stabilisce che il contratto ha forza di legge tra le parti, che esso non può essere sciolto che per mutuo consenso o per cause ammesse dalla legge e che il contratto non produce effetti nei confronti dei terzi che nei casi previsti dalla legge; l'articolo 2113, quarto comma, del codice civile sottrae la conciliazione avvenuta in sede di tentativo obbligatorio di conciliazione alla generale previsione d'invalidità delle rinunzie e della transazioni aventi a oggetto diritti del lavoratore derivanti da disposizioni inderogabili della legge e dei contratti o accordi collettivi;

 

 

ha efficacia di titolo esecutivo a seguito del relativo decreto del tribunale.

Il lodo resta impugnabile per nullità, da parte del giudice competente:

a) se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale;

b) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale;

c) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro (a norma dell'articolo 812 del cpc);

d) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del loto;

e) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. (Al lodo contrattuale non si applica l'articolo 825).

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