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Sulle garanzie dei Confidi si registrano flessioni a due cifre

Se la strada del credito, per le imprese, è sempre più stretta, anche quella delle garanzie presenta ostacoli crescenti.
I dati 2012 dei Confidi, ancora parziali e provvisori, confermano l’atteso rallentamento sia dei finanziamenti sia delle garanzie. In base alla stima di Federconfidi, infatti, si sono registrate flessioni del 14,2% per la prima voce e del 16,1% per la seconda. All’appello mancano ancora i numeri delle altre federazioni che appartengono ad Assoconfidi: Fedart Fidi, di Cna, Confartigianato e Casartigiani; Fincredit di Confapi; Federascomfidi di Confcommercio; Federfidi di Confesercenti; Credit Agri di Coldiretti; Asscooperfidi di Assocooperative. In tutto, sette federazioni che rappresentano poco meno di trecento Confidi, di cui sessantuno vigilati (detti “107”).
«I Confidi – spiega Francesco Bellotti, presidente di Assoconfidi – sono l’unico strumento di sostegno delle piccole imprese. Si tratta, infatti di un vero e proprio soggetto “sociale”, di un ammortizzatore per il credito. In un momento di grande difficoltà come quello attuale, in cui i piccoli sono abbandonati a se stessi, il ruolo dei Confidi diventa ancora più determinante. I numeri però non sono confortanti. I dati 2012, ancora in fase di raccolta e di elaborazione, raccontano uno scenario di stretta dei fondi e di minor liquidità alle imprese». Questi i volumi di Federconfidi: 9,6 miliardi di euro di finanziamenti in essere al 31 dicembre del 2012 e circa 4 miliardi di garanzie. Cifre in calo di due cifre rispetto ai valori dell’anno precedente.
Anche il sistema dei Confidi, dunque, inizia a mostrare segnali di debolezza, risultato di un’operazione di washing portata avanti dalle banche per coprire crediti ormai inesigibili. Ma anche di norme sempre più stringenti che intervengono sui requisiti di patrimonializzazione, rendendo più oneroso il credito.
«L’intero sistema finanziario italiano – aggiunge Bellotti – soffre per un eccesso di regolamentazione imposto dall’esterno. Penso all’Eba o alle regole di Basilea. Questo sistema comporta, per i Confidi (ma anche per gli istituti bancari) la necessità di aumentare la quantità di patrimonio. Per questo è importante che lo Stato investa risorse pubbliche per finanziare i Confidi. Oltre a questo, il nuovo esecutivo dovrebbe fare una profonda riflessione sulla specificità dei Confidi, oggi sottoposti alla stessa regolamentazione di vigilanza degli istituti bancari: le norme per questo soggetto sociale, invece, dovrebbero essere coerenti e compatibili con le sue dimensioni».
Il quadro generale è preoccupante: sempre più imprese chiudono, gli impieghi delle banche diminuiscono e l’incertezza politica si aggiunge ai forti elementi di criticità generale. Come uscire dunque da questa situazione? «Rafforzando i Confidi innanzitutto – conclude Bellotti – ma anche facendo crescere la loro funzione. Questi, infatti, seguendo la continua evoluzione dei flussi finanziari, potrebbero sviluppare una serie di specifici servizi per le imprese, guadagnando un ruolo di supporto, di gestione e di analisi finanziaria».

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