Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sulle Borse europee cresce l’euforia

Sui mercati c’è appetito per il rischio. La vittoria di Emmanuel Macron alle presidenziali francesi è interpretata dagli investitori come una sorta di semaforo verde per posizionare nuovi capitali sui mercati azionari. Con l’Europa in prospettiva favorita sugli Stati Uniti dato che presenta quotazioni più scontate e sta diventando terreno fertile per i fondi americani.
Nonostante il +7% accumulato dalle Borse europee nella finestra temporale 24 aprile-5 maggio (ovvero prima del ballottaggio per l’Eliseo) il flusso dei capitali verso l’Europa sta proseguendo anche ora, a risultato elettorale acquisito. Anche ieri le Borse del vecchio continente hanno chiuso in rialzo (Eurostoxx 50 +0,19%, Piazza Affari +0,27%) seppur lontane dai massimi intraday di giornata (nel finale hanno prevalso le prese di beneficio sul settore bancario). In ogni caso i listini europei viaggiano sui livelli più alti degli ultimi 21 mesi. Mentre c’è qualche listino – come il Dax 30 della Borsa tedesca – che quota addirittura sui livelli più alti di sempre.
Record anche negli Stati Uniti dove tanto l’indice S&P 500 quanto il tecnologico Nasdaq hanno aggiornato nell’ultima seduta intraday il massimo di tutti i tempi.
La notizia positiva è che questo andamento finanziario è supportato dai dati che arrivano dall’economia reale. Finora oltre l’80% delle trimestrali esibite ha battuto le attese. A far da contraltare a questi picchi c’è anche l’andamento dell’indice Vix – che misura la volatilità a Wall Street – che ieri è sceso sui livelli più bassi dal 1993. Ciò vuol dire che in questo momento il livello di “scommesse” contro una correzione della Borsa statunitense è bassissimo. Allo stesso tempo, però, ciò significa anche che gli investitori sono poco protetti nel caso in cui sui mercati inaspettatamente si abbatta un cigno nero.
I mercati in questa fase sembrano escludere questa ipotesi, dimostrando una sorta di compiacenza nei confronti di un generale atteggiamento da “risk-on”. Lo dimostra anche il fatto che l’oro – il bene rifugio per eccellenza – ha perso oltre il 4% nell’ultima settimana. Allo stesso tempo vengono venduti altri beni rifugio, come il Bund tedesco, il cui rendimento a 10 anni ieri è salito allo 0,43%, 2 punti base in più della vigilia. In questo scenario “euforico” non preoccupa il ritracciamento dell’euro (ieri ha chiuso sotto 1,09 dopo aver superato 1,10 come reazione a caldo alla vittoria di Macron), frutto più di prese di profitto che di altro.
L’appetito per il rischio si riflette anche nella rinnovata rotazione di portafoglio da bond verso azioni. Dal 24 aprile (da quando i mercati hanno iniziato convintamente a puntare su una sconfitta della candidata di estrema destra Marine Le Pen nella sfida all’Eliseo) il valore globale delle azioni è cresciuto di 1.800 miliardi di dollari (per una capitalizzazione complessiva di oltre 73mila miliardi) mentre il valore globale delle obbligazioni è arretrato di circa 300 miliardi (a quota 46.400).
Il tutto accade in un contesto in cui gli analisti danno quasi per scontato (88% di probabilità) un rialzo dei tassi negli Usa a giugno. Wall Street viaggia sui massimi ed è in sostanziale rialzo da nove anni consecutivi (mediamente i cicli rialzisti durano otto anni). In più continua a salire nonostante la Fed, seppur a piccole dosi, stiano alzando i tassi. Sembra tutto troppo bello per essere vero. Ed è vero, ma non si sa fino a quando potrà durare.

Vito Lops

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’anno del Covid si porta via, oltre ai tanti morti, 150 miliardi di Pil. Ma oggi si può dire che...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Forte crescita dell’attività di private equity nei primi due mesi dell’anno. Secondo il dodices...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Goldman Sachs ha riavviato il suo trading desk di criptovalute e inizierà a trattare futures su bit...

Oggi sulla stampa