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Sull’antiriciclaggio il nodo della legge 127

La disputa che si sta giocando in Vaticano in questi mesi sull’antiriciclaggio ha ben poco di teologico e molto di secolare. E c’è un aspetto della vicenda che non è stato approfondito a sufficienza. Quello delle modifiche apportate alla legge 127 scaturita dal motu proprio papale. Si tratta di cambiamenti piuttosto drastici. Vediamoli. Il 24 aprile scorso la Pontificia commissione per lo Stato Città del Vaticano ha approvato la conversione (numero 166) del decreto del presidente del governatorato cardinale Giuseppe Bertello (numero 159) in cui si integra e si modifica la legge 127. La prima cosa che balza agli occhi mettendo i due testi a confronto è un certo ammorbidimento dei poteri della neo istituita Autorità d’informazione finanziaria (Aif) guidata dal cardinale Attilio Nicora e diretta dall’ex Banca d’Italia, Francesco De Pasquale. Con il nuovo testo l’accesso dell’Aif ai dati dei soggetti vigilati (Ior in testa) deve limitarsi all’analisi delle segnalazioni di transazioni sospette ricevute. Il risultato è che se le segnalazioni fossero 4 o 5 all’anno è solo limitatamente ad esse che potrebbero essere richiesti approfondimenti. Anche se l’Aif dovesse imbattersi in altre situazioni oscure dovrebbe circoscrivere le indagini solo su quelle segnalate. Non è finita. Qualora l’Aif accertasse operazioni sospette dovrebbe essere messa in condizioni di approfondire i fatti. Con il vecchio testo poteva. Con il nuovo può solo rivolgersi al soggetto vigilato. Altre modifiche riguardano i limiti posti ai poteri ispettivi dell’Aif. La formulazione originale, scandita dall’articolo 33 comma 2, della legge 127, era: «L’autorità ha accesso anche direttamente alle informazioni finanziarie amministrative investigative e giudiziarie necessarie per assolvere i propri compiti di contrasto del riciclaggio e del finanziamento al terrorismo. Essa ha il potere di effettuare verifiche (…) e di irrogare ai soggetti responsabili (…) sanzioni amministrative pecuniarie». Troppi poteri? Ecco spuntare l’articolo 2 septies della legge 159, lettera b comma 2. L’Aif: «Verifica anche mediante ispezioni, l’adeguatezza e l’efficacia delle politiche, degli assetti organizzativi, delle misure e delle procedure adottate». Verifiche formali, dunque. Tecniche. Non più accesso diretto, né sanzioni. Non basta. L’articolato chiarisce anche che le eventuali ispezioni dovranno essere disciplinate con apposito regolamento (emanato dall’organo legislativo) e debbono limitarsi al controllo delle procedure formali. C’è poi il punto dello scambio di informazioni con l’Italia e gli altri paesi. La nuova normativa pone la condizione di un protocollo d’intesa con le omologhe autorità, sottoposto al nulla osta del potere politico (cioè la segreteria di Stato). Una cosa non prevista dalle prassi di collaborazione tra le Fiu di tutto il mondo. Sul tema – risulta al Sole 24Ore – vi siano stati colloqui tra i responsabili dell’Aif vaticana e gli omologhi italiani dell’Uif e Bankitalia. Scopo: arrivare a un accordo per gettare le basi di un rapporto di assistenza tra gli enti. Il no dell’Italia al protocollo è stato imbarazzato ma fermo.

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