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Sulla strada di Del Vecchio le condizioni della Bce per salire in Mediobanca

MILANO — La richiesta di Leonardo Del Vecchio di poter raddoppiare la sua partecipazione in Mediobanca giace su una scrivania della vigilanza di Francoforte. E già oggi verrà esaminata da una serie di funzionari che dovranno decidere se Mr.Luxottica ha o meno i requisiti per poter possedere un quinto del capitale della più grande banca d’affari italiana. Come anticipato ieri da Repubblica , venerdì Del Vecchio ha chiesto alla Banca d’Italia di trasmettere alla Bce la richiesta per salire dal 9,9 fino al 20% di Mediobanca. Prima di farlo, pare che la procedura sia stata vagliata a fondo con numerosi incontri informali, ma il diavolo, si sa, si nasconde nei dettagli. La Bce in passato non è mai stata incline a dare troppo potere agli imprenditori, richiedendo stringenti requisiti di onorabilità e solidità finanziaria, e ora potrebbe chiedere a Del Vecchio se intende essere un azionista attivo o silente: in proposito l’imprenditore aveva parlato di una partecipazione «finanziaria». Chi è già passato sotto il giudizio Bce sostiene che la parte più dura dell’iter sia la burocrazia preliminare e bisogna prepararsi a sottostare a vincoli stringenti e possibili rimedi. Gli esponenti dei consigli di amministrazione da candidare devono essere “fit and proper” ovvero avere una conoscenza profonda della materia finanziaria e bancaria. Qualcuno ricorda che ai tempi della scalata a Carige, Gabriele Volpi e Raffele Mincione si sono fermati prima di inviare il filing alla Bce. Ma Del Vecchio non è un imprenditore qualunque, è uno storico azionista di Unicredit (2%), un importante socio delle Generali (4,85%), senza contare che l’assicurazione di Trieste è una partecipazione di peso che vale circa la metà di Mediobanca (socia al 13% di Generali). Tuttavia, chi ha bazzicato Francoforte sostiene che per la Bce non rileva la concentrazione su Generali, dato che l’assicurazione di Trieste esula dalla sua vigilanza. Quanto a Unicredit, il fatto che lo scorso 6 novembre l’ad Jean Pierre Mustier abbia ceduto tutta la sua quota in Mediobanca, renderà il via libera di Francoforte più agevole, senza contare che mentre Del Vecchio esprime una persona di sua fiducia nel cda di Generali, da anni non ha nessun rappresentante in quello di piazza Gae Aulenti. Qualcuno invece invoca il fatto che lo statuto della Delfin, ovvero la cassaforte lussemburghese attraverso cui Mr Luxottica controlla un patrimonio da oltre 24 miliardi di euro, potrebbe destare qualche perplessità. Tuttavia dato che il Lussemburgo è un Paese Ue e che i consulenti di Delfin in questi mesi sono stati più volte ricevuti dalla autorità competenti, questo ostacolo potrebbe essere stato già smussato in via preventiva. Infine in molti non mancano di evidenziare che la Bce è anche un organo di politica economica e in quanto tale potrebbe prendere singole decisioni, guardando a un quadro più ampio che tiene conto nella complessa situazione economica e finanziaria dell’Italia in seguito alla pandemia. In quest’ottica il via libera accordato dalla Bce venerdì scorso alla creazione di una bad bank per il Monte dei Paschi di Siena, andrebbe letto come un’importante apertura da parte dell’istituto di Francoforte nei confronti dell’Italia.

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