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«Sulla strada dei tassi non seguiremo la Bce: servono investimenti»

Da tre secoli, l’imponente e severa facciata del palazzo-fortezza, nel crocicchio di strade che forma Threadneedle, a Londra, ospita la Bank of England. Anche dietro le alte mura che proteggono la banca regna il silenzio: tutti lavorano da casa. L’8 marzo, però, c’è un ospite d’eccezione: il governatore Andrew Bailey è in ufficio. «È la prima volta che vengo da quando è scoppiato il Covid», spiega, indossando una camicia immacolata con cravatta, senza giacca. Il 61enne Bailey, ex capo della Fca, la Consob inglese, si è insediato il 20 marzo 2020, dopo il lungo regno di Mark Carney. Dopo soli 3 giorni, su Mr. Crisis, nomignolo guadagnato per aver dovuto gestire il fallimento della banca Northern Rock e il salvataggio pubblico di Royal Bank of Scotland, è piombata la tempesta del Covid che ha messo in ginocchio il paese: il Pil è crollato del 10% nel 2020. Bailey ha dovuto guidare la banca in mezzo a una bufera senza precedenti: la BoE ha lanciato il più grande programma di acquisto di titoli di Stato, da 850 miliardi di sterline. Di fatto il nuovo debito emesso dal Governo è stato comprato quasi tutto dalla Banca centrale. Il debito pubblico del Regno Unito ha sfondato il 100% del Pil, mai successo prima. Bailey ha due leve di cui altri suoi colleghi al di là della Manica non dispongono: non avendo mai aderito all’Euro, decide quante sterline stampare e fissa i tassi di interessi. Sottratta da sempre al vincolo della Bce, la Gran Bretagna è oggi un unicum in Europa: è il solo mercato dove i tassi di interesse sono ancora sopra lo zero, dove i depositi rendono ancora qualcosa, anche se sono percentuali lillipuziane. In occasione della sua prima candelina da governatore, e per la prima volta dal suo insediamento, Bailey parla anche alla stampa internazionale, invitato dall’ente no profit Resolution Foundation.

Governatore, la Gran Bretagna di Boris Johnson, partita malissimo l’anno scorso nella gestione del Covid, oggi è il paese record per vaccini. A giugno riaprirà tutto: anche l’economia seguirà questo percorso?

Si intravede una luce in fondo al tunnel. Ma il 2021 sarà ancora un anno dominato dalla pandemia, dal punto di vista economico. Nel primo trimestre il paese accuserà un calo del 12% sul 2019, l’ultimo normale, e del 4% sul 2020. La ripresa dal Covid richiede una ripresa dell’offerta.

Anche la Bank of England ha spolverato il suo bazooka: un piano di riacquisto titoli, da 850 miliardi di sterline. L’altra arma in mano è la leva dei tassi. Pure voi seguirete la Ue nel territorio dei tassi negativi?

Nel 2021 la Bank of England continuerà ad acquistare titoli di Stato. I rendimenti sotto zero, però, più che penalizzare il risparmio privato, che vede erosi i depositi, hanno un effetto negativo sui risparmi aziendali. E questo impatta sugli investimenti delle aziende, che sono invece essenziali. I tassi sono uno strumento che abbiamo nella nostra scatola degli attrezzi, ma l’uso dipende dalle circostanze.

Quelle attuali non chiedono di abbassare ancora il costo del denaro?

Già prima del Covid i tassi erano bassissimi. Per la prima volta nella storia una crisi è nata da un contemporaneo shock di domanda e di offerta. Le imprese non erano in grado di offrire prodotti e servizi, i consumatori di acquistare, soprattutto nei settori dove c’è contatto sociale. Per rimettere in moto la macchina deve ripartire l’offerta e gli investimenti privati sono fondamentali. Già da tempo in Uk gli investimenti privati erano in calo: se non risalgono gli investimenti, a livello globale, non si uscirà dalla crisi .

È per quello che gli Stati sono tornati a fare spesa pubblica…

Si è aperta una stagione di alto debito pubblico, ma si parla poco della spesa privata: nel 2020 le famiglie inglesi hanno accumulato 180 miliardi di risparmi sui conti correnti. Una riserva che potrà dare una spinta quando il paese riaprirà. Ma il dilemma è capire se siano risparmi obbligati, causa restrizioni da Covid; oppure siano risparmi precauzionali. Nel secondo caso, non entrerebbero nel sistema nemmeno dopo la riapertura.

Le famiglie inglesi hanno fatto le formiche più per imposizione che per virtù.

C’è stata una diseguaglianza della distribuzione: l’aumento dei risparmi delle famiglie non è stato omogeneo, a vantaggio di quelle ad alto reddito.

Ora il mercato si sta spaventando per il possibile ritorno l’inflazione, “mostro” che non si vede da almeno 20 anni.

Negli Usa, come effetto del grande piano di stimolo per 1.900 miliardi, la curva dei rendimenti dei Titoli di Stato sta diventando più ripida. A cascata, gli spread su tutti i mercati internazionali aumenteranno.

La montagna di aiuti, necessari, farà salire i rendimenti: si ritorna al problema dell’inflazione…

Il Regno Unito rimarrà entro il target del 2%, ma ci sarà una fiammata nell’immediato per effetto degli aiuti pubblici. Tuttavia, quando finirà il blocco licenziamenti, ci sarà un aumento della disoccupazione che “neutralizzerà” le spinte inflazionistiche. Il sistema è sottoposto a forze contrapposte. Bisognerà vedere come si ribilancia tutta l’economia.

A proposito di assestamento del sistema di sostegni all’economia, l’anno scorso il Regno Unito ha finanziato 350 miliardi di aiuti, la maggior parte per sostenere l’occupazione. Può continuare in eterno?

Il Cancelliere dello scacchiere Rishi Sunak ha esteso il furlough (la Cig inglese con mantenimento posto) fino al 30 settembre, oltre la data di riapertura del paese . Credo sia una decisione ragionevole. Ma la pandemia spinge la società verso più digitalizzazione e tecnologia. Le aziende dovranno aumentare l’automazione.

La Banca d’Inghilterra, con la Sterlina, non ha mai vissuto la Brexit. Ma dal 1° gennaio, il paese ha lasciato il mercato unico e le conseguenze economiche si fanno sentire.

Il Regno Unito deve affrontare il doppio shock del Covid e della Brexit. Questo comporterà una riallocazione delle risorse e dei posti di lavoro. Lo shock di Brexit durerà di più di quello del Covid, più forte nell’immediato ma anche più veloce a riprendersi.

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