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Sulla spesa operazione a tappe

di Marco Rogari

Ripescaggi nel milleproroghe, pacchetto crescita. E un'operazione in due tappe di tagli alla spesa superflua con particolare attenzione alle uscite per beni e servizi e soprattutto ai sovraccosti energetici e di funzionamento per vizi di gestione e arretratezza degli impianti nelle amnministrazioni centrali e negli enti pubblici, m anche nelle scuole e nelle università. Sono le partite che si stanno già giocando sullo sfondo del count down finale già iniziato al Senato per l'approvazione della manovra "salva Italia". Il via libera definitivo di palazzo Madama arriverà il 23 dicembre, (al massimo il 24 mattina in caso di imprevisti). E il Governo ribadisce che a breve non ci sarà un'altra manovra, come invece paventato dall'ex ministro Giulio Tremonti e ieri da Silvio Berlusconi, per il quale, essendo la manovra «recessiva», è probabile il ricorso a nuovi interventi correttivi.
Il decreto "blindato" ieri sera ha cominciato il suo cammino in commissione Bilancio dove oggi entro le 12,00 dovranno essere presentati gli emendamenti (pochi quelli attesi visto che diversi partiti, come il Pd, non formalizzeranno ritocchi), che però non hanno alcuna chance di passare. Tanto è vero che la Commissione conta di chiudere i lavori già questa sera e passare subito in Aula per l'ok finale il decreto che, anche dopo le modifiche della Camera, ha mantenuto sostanzialmente invariato l'impatto sui conti pubblici: come sottolineano congiuntamente i tecnici del servizio Bilancio di Palazzo Madama e Montecitorio, la manovra lorda, in termini di indebitamento, risulta pari a 34,9 miliardi nel 2014 e, per quanto riguarda i due anni precedenti, a 31,2 miliardi nel 2012 e 33 miliardi nel 2013. La manovra netta, ovvero la correzione vera e propria, è di 20,2 miliardi per il prossimo anno, 21,3 nel 2013 e 21,4 nel 2014. I tecnici di Senato e Camera sottolineano come la manovra penda dalla parte delle entrate, che nel 2012 garantiscono 26,2 miliardi (l'85% delle risorse) mentre le minori spese si fermano a quota 4,6 miliardi (15%).
Lo stesso Governo è consapevole che la spesa viaggia a ritmi troppo elevati e incide eccessivamente sul Pil. La necessità di varare in tempi ultra-rapidi la manovra non ha consentito all'Esecutivo di incidere maggiormente sulle uscite. Ma fin dal suo insediamento a palazzo Chigi il premier Mario Monti ha inserito il freno alla spesa tra le priorità e subito in diversi in ministeri, in primis quello dell'Economia, è stata avviata l'istruttoria su alcuni interventi da adottare con un'operazione in due tappe: a breve probabilmente con il pacchetto per la crescita al quale sta lavorando il ministro Corrado Passera, che dovrebbe vedere la luce a metà gennaio con un decreto prevalentemente sulle infrastrutture; nel medio periodo (inizio primavera) con altre misure da attuare in raccordo alla spending review già prevista dalla manovra estiva e di fatto già in piccola parte anticipata accorpando i grandi enti previdenziali nel super-Inps.
Un'altra fetta di misure, calibrate in modo che la spesa non possa crescere in termini nominali più del 50% del Pil, arriverà a gennaio con la cosiddetta "fase due". Nel pacchetto anche interventi per ridurre ulteriormente le uscite per beni e servizi. Dovrebbe poi scattare un piano per ridurre i sovraccosti energetici (elettricità e riscaldamento) sostenuti da amministrazioni ed enti per il deterioramento degli impianti.
Il pacchetto-crescita sarà preceduto dal decreto milleproroghe che potrebbe dare soluzione ad alcuni dei nodi rimasti irrisolti dopo le modifiche introdotte dalla camera al decreto sulla manovra. Anche se l'unico correttivo che sembra avere qualche possibilità di essere recuperato subito è quello sull'ulteriore riduzione delle penalizzazioni per i pensionamenti degli under 62 e sulla salvaguardia dei lavoratori precoci. Per la liberalizzazione delle farmacie e delle concessioni autostradali occorrerà attendere invece l'apposito piano che sta mettendo a punto il Governo e che dovrebbe essere varato con un provvedimento distinto dal decreto infrastrutture.

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