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Sulla giustizia è ancora battaglia

«Se avessimo dovuto scrivere noi una riforma del processo penale, lo avremmo fatto diversamente. Ci sono varie soluzioni, noi oggi vogliamo dialogare anche all’interno dell’impianto normativo che ci viene proposto, ma c’è un limite che non possiamo oltrepassare». Il leader Cinque Stelle, Giuseppe Conte, al termine di una giornata rovente sul fronte della giustizia, fa il punto della situazione parlando all’assemblea dei parlamentari pentastellati e invita Draghi «ad ascoltare gli addetti ai lavori che condividono le nostre forti preoccupazioni».

Una posizione che favorisce il dialogo con il governo, mentre dal Quirinale filtrava la smentita all’ipotesi che il capo dello Stato sia contrario alla riforma Cartabia. Ma sul campo rimangono la raffica di emendamenti depositata ieri in commissione alla Camera dai 5 Stelle al testo della Guardasigilli. Ben 917. La maggior parte sulla prescrizione, che nel testo della ministra resta sospesa dopo il primo grado di giudizio, ma alla quale sopravviene l’improcedibilità allo scadere dei 2 anni di Appello e 1 di Cassazione. E non erano apparsi all’insegna della «costruttività» promessa da Conte gli attacchi arrivati sull’onda di critiche pesanti mosse alla riforma in commissione, proprio sull’improcedibilità.

Prima dal procuratore Antimafia, Cafiero De Raho. «Il contrasto alle mafie ne risulterebbe fortemente indebolito», aveva detto. «Non è per nulla condivisibile che un procedimento per un delitto di mafia o di terrorismo diventi improcedibile, perché nella fase di Appello non si è pervenuti a sentenza nei due anni o non è stato prorogato il termine dal giudice precedente».

Ancora più duro il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri: «Stabilire un limite massimo di tempo non porterà a processi più rapidi ma all’estinzione di un elevatissimo numero di essi. Se io taglio il 50% dei processi, come le rapine o i reati gravi contro la Pubblica amministrazione che non si celebreranno più in Appello e in Cassazione perché dato il numero dei magistrati si celebreranno solo i processi con detenuti, tutti gli altri andranno in coda. In termini concreti le conseguenze saranno la diminuzione del livello di sicurezza per la nazione, visto che certamente ancor di più conviene delinquere».

Le critiche dei pm

Gratteri: con la nuova prescrizione converrà delinquere

Duro anche De Raho

Parole citate da Alessandro Di Battista, che ha annoverato la riforma tra le «porcate immonde». Mentre Danilo Toninelli assicurava «compattezza nel Movimento» e sconsigliava di porre la fiducia.

Ma la ministra Cartabia difende la riforma: «Non possiamo lasciare alle nuove generazioni il mostro della giustizia che ci è stato raccontato, non abituiamoci a cose come questa», dice a Napoli. E aggiunge: «Cinque anni per un Appello, da 2 a 4 per trasferire un fascicolo. Un Paese non può ricreare prosperità dopo gli anni di oppressione della pandemia senza il pilastro del corretto funzionamento della giustizia. Il Pnrr costituisce un’occasione per guardare alla giustizia con gli occhi di chi viene dopo di noi».

Tuttavia un percorso stretto per concludere l’iter si intravede. La trattativa sul testo è aperta. Il segretario del Pd, Enrico Letta, aveva parlato di possibili modifiche. E subito le proposte hanno cominciato a circolare. Un allungamento dei tempi per una lista allargata di reati. E una norma transitoria che consentirebbe di far entrare in vigore la norma a rinforzi arrivati. E, magari, a riflettori spenti.

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