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Sulla crisi Covid Conte cerca la tregua per scacciare lo spettro del rimpasto

C’è un motivo se il premier Giuseppe Conte, dopo mesi trascorsi a frenare e rinviare, ha deciso — proprio nel bel mezzo della seconda ondata — di mettere intorno a un tavolo tutti e quattro i leader della sua maggioranza, come mai era avvenuto prima.
«In un momento tanto drammatico per il Paese parlare di verifica o, peggio, di rimpasto sarebbe lunare: l’unico vero tema, adesso, è il Covid », spiega un ministro di rango, interpretando la strana accelerazione del presidente del Consiglio. Il quale, non potendo troppo oltre rimandare quello che a palazzo Chigi definiscono «un confronto» — quasi a voler esorcizzare il chiarimento per settimane sollecitato da Renzi e Zingaretti — intende ora aggrapparsi alla recrudescenza della pandemia per depotenziare eventuali richieste o manovre degli alleati. Svuotando così di ogni intento polemico, e persino di significato politico, un appuntamento che Pd e Italia Viva da tempo invocavano per regolare i conti interni a una coalizione sempre più divisa e litigiosa. Le cui fila, complice un calo di popolarità già rilevato dai sondaggi, Conte non riesce più a serrare. Non come una volta, almeno. Alimentando la tentazione di chi, i renziani ma non solo, coltiva il progetto non più tanto recondito di un cambio di governo.
Scenario che il premier non vuol nemmeno sentire nominare. Sa bene di essere finito nel mirino. Che più di qualcuno, dentro e fuori il Parlamento, lavora per sostituirlo. Un sospetto acuito dai ripetuti appelli del segretario del Pd a coinvolgere le opposizioni nella gestione dell’emergenza e nella stesura del Recovery plan. Vissuti dall’avvocato come una sorta di prova generale di grande coalizione, preludio a un esecutivo tecnico o di unità nazionale, dal quale verrebbe gioco forza escluso. Specie adesso che i rapporti con alcuni ministri dem, a partire da Franceschini, sono ridotti ai minimi, logorati da uno scontro all’arma bianca sulle restrizioni per contenere l’impennata di contagi. Proprio la sponda su cui Conte aveva puntato per restare in sella, nonostante la frana dei Cinquestelle.
Perciò pretende che non la si chiami «verifica», il presidente del Consiglio: un rito che nella prima Repubblica anticipava sempre un rimpasto. Parola tabù a palazzo Chigi. Anche per via degli esiti imprevedibili. Difatti: «Nessuno lo ha chiesto, vista la criticità che sta attraversando il Paese non è ciò che interessa ai cittadini », taglia corto. Perché va bene sciogliere i nodi, ridefinire l’agenda di governo ora che la pandemia ha stravolto priorità e programmi, ma metter mano alla squadra, no. «Questo è il momento dell’unità», dirà quando, probabilmente stasera o al più tardi domani, vedrà i quattro capi della maggioranza: Vito Crimi, Nicola Zingaretti, Matteo Renzi e Roberto Speranza. «Il cambio di passo », chiesto dal Nazareno insieme al «patto di legislatura», dovrà attendere. Pure perché al tavolo dei leader siederà, in rappresentanza della principale forza parlamentare, un capo politico che fra qualche giorno non sarà più lo stesso.
Due circostanze, il congresso del M5S e l’aggravarsi della crisi sanitaria, che hanno sgonfiato ogni aspettativa. Lo ha capito subito Zingaretti: «Si tratta di un primo passo, una riunione politica incentrata sul Covid», precisa il segretario dem. «Da mesi ripeto che si governa da alleati, non da avversari. Mi auguro che questo incontro serva per sgombrare il campo da liti e polemiche, mai come ora dannose per il Paese». Ci sarà tempo per parlare di Mes, di Ilva e di tutti gli altri dossier rimasti impantanati nelle beghe giallorosse. Al più si cercherà di capire come portare avanti le riforme.
E anche Renzi, che negli ultimi giorni ha tenuto un filo diretto col premier per contrastare le spinte rigoriste sulla chiusura degli esercizi commerciali, sembra pensarla così: «Siamo belli tosti, decisi a dare una mano, affinché questa maggioranza possa avere un futuro, non bisogna preoccuparsi del singolo partito, ma dell’Italia ». La sensazione, però, è che la partita del rimpasto sia solo rinviata. A gennaio. Dopo la legge di bilancio. Contando su una tregua dell’epidemia.
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