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Sulla conciliazione non si concilia

di Isidoro Trovato

In un confronto lungo e serrato si rischia di radicalizzarsi nelle contrapposizioni e di confondere gli osservatori esterni. Il duello tra avvocati e ministero della Giustizia sull’introduzione della mediazione obbligatoria sta diventando scontro a tutto campo e allora vale la pena fissare alcuni punti cardine che dividono i due schieramenti per capire quanto siano distanti le parti. Giuseppe De Palo, presidente di Adr Center, una delle società accreditate dal ministero della Giustizia per la mediazione, potrà spiegare le ragioni a favore del provvedimento. Invece il presidente dell’Ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, sosterrà le ragioni del no alla riforma. Il Tar del Lazio ha appena rimandato alla Consulta il testo della riforma per verificarne la costituzionalità. Che cosa cambia? Giuggioli «Tanto. Nei mesi scorsi abbiamo chiesto anche il rinvio dell'entrata in vigore dell'obbligatorietà della mediazione e la revisione della materia. Ora anche il Tar del Lazio solleva le medesime questioni poste dall’avvocatura e chiede alla Corte costituzionale di esprimersi su di esse perché ritiene non solo che il legislatore abbia ecceduto rispetto a quanto previsto dalla delega ricevuta, ma che con questo tipo di mediazione sia limitato il diritto all'accesso alla giustizia e non siano garantite la competenza e la professionalità degli organismi, come invece richiedono la legge delega e le norme comunitarie in materia» . De Palo «Se vince il ministero restano in vigore le norme attuali. Se vincono i contrari: la mediazione tornerà in regime di volontarietà e diventerebbe così pressoché inesistente. Ma solo temporaneamente. Prima che la Consulta decida, infatti, il legislatore può agevolmente sanare il presunto eccesso di delega relativo all’obbligatorietà. L’articolo 24 della Costituzione poi, parla di diritto d’accesso alla giustizia che non vuol dire diritto d’accesso diretto al magistrato» . L’obbligatoriatà è il vincolo più odiato dagli avvocati, disposti anche a trattare sulla riforma a patto che cada l’obbligo che, tra l’altro è un unicum solo italiano. Si può trattare? De Palo «No. L’obbligatorietà è l’unica garanzia di incisività della riforma. In tutti i paesi in cui è libera, la conciliazione non incide sulla giustizia. Però non è del tutto vero che l’obbligatorietà è solo italiana: in Texas, Florida e California, i tre paesi più popolosi degli Stati Uniti, la conciliazione è obbligatoria e le controversie che arrivano in tribunale si aggirano intorno all’ 1 per cento» . Giuggioli «L'obbligo di tentare la conciliazione come condizione per poter successivamente rivolgersi al giudice ordinario, oltre a contraddire la natura volontaristica dello strumento, è particolarmente gravoso per i costi posti a carico delle parti e per le pesanti conseguenze fatte ricadere nel successivo processo sulla parte che non aderisce alla mediazione o che non accetta l'eventuale proposta di conciliazione avanzata dal mediatore. Ecco perché l’obbligatorietà è inaccettabile» . Parlando di conciliazione obbligatoria cosa ne pensa di rendere di pari passo obbligatoria anche un'assistenza tecnica Giuggioli «L'assistenza tecnica è indispensabile per consentire al cittadino di comprendere pienamente la consistenza delle posizioni giuridiche di cui è titolare; ciò vale sia in sede processuale, sia nell'ambito di un procedimento di mediazione, soprattutto se la partecipazione a quest'ultimo è obbligatoria e determina conseguenze sul piano processuale nel caso di un successivo accesso alla giustizia ordinaria» . De Palo «Lo sosteniamo da mesi. Bisogna trovare un terreno di cooperazione e l’ipotesi di assistenza tecnica in tutti i casi di mediazione obbligatoria sarebbe un ottima base di trattativa. Però l’obbligatorietà non andrebbe toccata, è la conditio sine qua no per il funzionamento dell’intero sistema. L’istinto a mediare, in Italia come all’estero, va indotto: qualcosa di simile a ciò che accede in macchina con la cintura di sicurezza. Se ne togliessero l’obbligatorietà, gli italiani metterebbero ancora la cintura di sicurezza?» E allora allacciate le cinture, perché riparte il duello.

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