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Sulla casa ora spunta il Tuc

Dalla Trise, con Tari e Tasi, al Tuc. Nel gioco degli acronimi sulla tassazione degli immobili il Pdl cala il Tributo unico comunale, che al di là del nuovo nome, prova a riscrivere dalle fondamenta la tassa destinata a sostituire l’Imu dal prossimo 1° gennaio. Il Tuc targato Pdl si discosta dalla Tasi e non sarà dovuto sull’abitazione principale. Ma allo stesso tempo sembra smarrire del tutto quella componente federalista che invece il Governo ha cercato di recuperare con la Tasi.
A differenza della Tasi il nuovo tributo avrà un’aliquota massima del 10,6 per mille da applicare sugli immobili e sui servizi indivisibili sulla base di due componenti: quella patrimoniale la cui aliquota massima non potrà andare oltre l’8,1 per mille e quella sui servizi indivisibili nella misura massima dell’1,5 per mille per l’utilizzatore e dunque l’inquilino e dell’1 per mille in più per il proprietario.
La proposta di riscrittura della tassazione sulla casa porta la firma del relatore Pdl alla legge di stabilità, Antonio D’Alì, un elemento non di poco conto e che fa aumentare il peso specifico dell’emendamento che il governo ora dovrà vagliare e quantificare. Il Tuc sostituisce, per la componente immobiliare, l’imposta sul reddito delle persone fisiche e le relative addizionali dovute sui redditi fondiari relativi ai beni non locati, e l’imposta comunale sugli immobili. Per la parte dei servizi, vanno invece intesi quelli indivisibili offerti dai comuni. Oltre a non essere dovuto sull’abitazione principale, il nuovo Tuc reintroduce l’esenzione anche per i terreni agricoli e i fabbricati rurali. Per i versamenti la proposta D’Alì propone tre versamenti a partire dal 16 aprile, con un appuntamento in pieno solleone a metà agosto e una a fine anno entro il 16 dicembre.
In materia di esenzione il Tributo unico comunale concede ai sindaci la possibilità di considerare adibita ad abitazione principale e dunque esente dal prelievo anche la casa posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani e disabili che hanno però la residenza in istituti di ricovero, o ancora gli immobili posseduti da cittadini italiani non residenti nello Stato a patto che la casa non sia locata o ancora l’immobile concesso in comodato ai parenti in linea retta utilizzato come abitazione principale. Tra i beni esclusi dal pagamento poi rientrano anche gli immobili delle cooperative edilizie a proprietà indivisa, gli alloggi sociali, le case assegnate ai coniugi o ai figli minori e gli immobili non locati intestati al personale in servizio permanente delle forze armate, di polizia militare e di quelle civili, dei vigili del fuoco e dei prefetti, per i quali non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.
Per ridurre il peso del prelievo anche sulle imprese il Tuc prevede espressamente che l’Imu pagata nel 2013 potrà essere deducibile anche ai fini dell’Irap. Oggi il ddl stabilità presentato dal Governo prevede la deducibilità Imu ai fini dell’Ires e dell’Irpef (sempre nel limite del 20%) ma esclude espressamente la deducibilità ai fini Irap.
Di particolare rilievo nella proposta presentata dal Pdl spicca anche la riduzione di 10 punti nel 2014 e di altri 10 punti nel 2015 dei coefficienti di rivalutazione delle rendite catastali. Si tratta di quei valori elevati ad esempio da 100 a 160 per case, cantine, box e garage che di fatto hanno fatto lievitare il prelievo Imu al di là delle aliquote fissate dai comuni.
Per la componente servizi indivisibili il Tuc, come detto, individua come soggetti tenuti al versamento sia gli utilizzatori dell’immobile con un’aliquota dell’1,5 per mille sia i proprietari con un’ulteriore aliquota dell’1 per mille. Ma anche in questo i servizi indivisibili non saranno dovuti sull’abitazione principale i terreni agricoli e fabbricati rurali. Tra le possibili esenzione le riduzioni tariffarie anche per gli immobili destinati ad attività ricettive.
Nuove risorse per lanciare il Tuc, sempre secondo la proposta D’Alì, arriveranno dalla vendita delle spiagge.

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