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Sulla Brexit Berlino dà lezioni di thatcherismo a Londra

A confronto di Theresa May, Angela Merkel sembra Margaret Thatcher. Ieri, la cancelliera tedesca è apparsa come la paladina del libero mercato e dell’apertura delle economie, mentre parlava davanti agli imprenditori della Bdi, l’organizzazione degli industriali della Germania. Interveniva il giorno dopo che la nuova prima ministra britannica aveva presentato il suo programma alla convention del partito conservatore, nel quale proponeva limitazioni alla mobilità dei lavoratori, dosi di statalismo, iniezioni di ostracismo al business. Un mix che preoccupa Berlino e che ha fatto cambiare l’atteggiamento di Frau Merkel nei confronti di Londra e delle trattative sulla Brexit.

La cancelliera ha detto agli industriali che la libertà di movimento dei lavoratori è un pilastro del mercato unico europeo. Il fatto che Londra — forza fondamentale nella creazione del mercato unico negli anni Ottanta e della sua caratterizzazione aperta e pro business — oggi abbia intenzione di ribaltare la sua politica decennale e di minare alcune delle basi stesse di quella che è una delle maggiori realizzazioni europee, cioè l’area di libertà di scambi e di movimento, ha irritato la signora Merkel. Subito dopo il referendum sulla Brexit, era stata estremamente disponibile con il governo britannico: diceva che avrebbe avuto bisogno di tempo per avviare i negoziati di divorzio e che l’obiettivo della Ue doveva essere quello di tenere il più possibile il Regno Unito legato al continente. In questo anche in contrasto con altri governi europei.

La scelta che Mrs. May sembra avere ormai fatto, cioè una separazione dura dalla Ue, con chiusure delle frontiere e messa in discussione di alcuni principi fondamentali del mercato unico a favore di politiche protezioniste, è invece ora vista come una minaccia a Berlino. Se non fosse affrontata con determinazione — si dice nella capitale tedesca — minerebbe quello che la Ue ha costruito in anni e lascerebbe spazio a quei governi dell’Unione Europea che vorrebbero politiche chiuse non solo sulla mobilità dei lavoratori ma anche sulla possibilità di fare business tra i 27 Paesi dell’Unione. Si arriverebbe — ha detto la cancelliera agli industriali — «a un processo nel quale ognuno fa quel che vuole». Non solo caos, ma anche rottura di uno dei maggiori punti di forza e di attrazione dell’Unione Europea.

L’atteggiamento di Berlino nei confronti delle trattative sulla Brexit, che dovrebbero iniziare entro marzo e durare almeno due anni, sarà dunque più duro di quello che ci si attendeva qualche settimana fa. La signora Merkel aveva scommesso sullo spirito liberale del Regno Unito ed è stata sorpresa dalla svolta nazionalista e paternalista di Mrs. May. La salvaguardia dei principi fondamentali del mercato unico — ha sostenuto la cancelliera — avrà la priorità rispetto a ogni altro elemento di negoziato con Londra. Nessuno sconto se si sotterrano gli assi portanti (molto thatcheriani) del mercato unico.

Danilo Taino

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