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Sul web l’indagine va aggiornata

È diffamazione pubblicare sul web un comunicato che dà notizia dell’apertura di un’inchiesta senza aggiornarla sull’evoluzione favorevole all’indagato. Per salvarsi dalla condanna non basta aver inserito nello stesso sito, ma in un’altra area, il seguito della “storia” con l’informazione dell’archiviazione: la notizia del proscioglimento va data nello stesso contesto. La Cassazione, con la sentenza 27535, non fa sconti al Codacons. L’associazione che difende i diritti dei consumatori, era finita nel mirino dei giudici per aver pubblicato nel suo sito un comunicato dal titolo «Il grande tranello» con il quale dava conto dell’apertura di indagini per verificare la correttezza del lavoro svolto dal direttore generale dell’Istituto superiore di Sanità e di un suo collaboratore. A destare perplessità era stato, in particolare, il fatto che il ricercatore, che aveva il compito di controllare la nocività delle onde elettromagnetiche era stato dirigente di un’associazione privata finanziata da una società produttrice di telefonini cellulari. Una sorta di conflitto di interessi segnalato anche da «Striscia la notizia» che aveva invitato i telespettatori a leggere il comunicato sul sito dell’associazione. Accusato nella nota Codacons di aver «da sempre pubblicamente avallato il comportamento dei suoi collaboratori» il direttore generale aveva citato in giudizio Ezio Greggio, la Mediaset Spa, la Rti Spa e il Codacons, chiamandoli a risarcire i danni.
I giudici di merito, con una linea avallata dalla Cassazione, avevano escluso per il conduttore e le società televisive una condanna che era stata invece inflitta al Codacons, quantificando il danno in 30 mila euro.
Il comunicato “incriminato” era corretto solo quando era stato diffuso la prima volta: la notizia dell’apertura dell’inchiesta rispondeva ai requisiti di correttezza, completezza e interesse pubblico. La nota però è diventata diffamatoria dal momento in cui è stata riproposta, due anni dopo, senza integrarla con l’informazione che le inchieste si erano chiuse in favore del direttore generale e del suo collaboratore. Ininfluente che la notizia del proscioglimento dei dirigenti fosse stata data nello stesso sito ma nello spazio dedicato all’elettrosmog, accessibile dalla stessa pagina web. La correttezza e completezza dell’informazione «avrebbe richiesto che la notizia fosse evidenziata nello stesso contesto o quanto meno alla fine del comunicato». Respinta la tesi del Codacons secondo il quale lo scritto non rientrava nella diffamazione ma nel diritto di critica e di libera manifestazione del pensiero. Non passa neppure l’eccezione sulla quantificazione del danno: i giudici non avrebbero richiesto alla parte lesa la prova del pregiudizio concretamente patito: per la Cassazione questo poteva essere accertato in via presuntiva. La Corte d’Appello aveva correttamente fatto riferimento alle «notorie sofferenze» di un soggetto del quale era stata fornita «un’immagine biasimevole sotto il profilo etico», con un danno in campo professionale e relazionale. Di nessun rilevo, infine, l’argomento sul numero di accessi, circa 300 mila, considerato dal Codacons non effettivo senza la prova che tutti gli utenti avessero letto il comunicato, mentre nessun peso era stato dato all’audience di Striscia la notizia uscita indenne dal procedimento. Per i giudici la somma liquidata non è eccessiva anche in considerazione della qualifica rivestita dall’alto dirigente del massimo organo scientifico preposto alla tutela della salute pubblica.

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