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Sul territorio spese di troppo per 13,4 miliardi

Hanno infiammato lo scontro politico fra il Governo e le Autonomie, ma se sono veri gli sprechi individuati dal commissario straordinario Bondi con il lavoro di Istat e Sose, i tagli previsti nel decreto sulla revisione di spesa rischiano di essere solo l’antipasto. Soprattutto per i sindaci.
I numeri sono contenuti nei faldoni consegnati pochi giorni fa da Bondi al Senato. Centinaia di pagine fitte di tabelle, che in un Palazzo Madama impegnato a discutere su ipotetiche riforme costituzionali prima e sugli emendamenti alla spending review poi sono state quasi ignorate, ma contengono dati che scottano. Partiamo dall’ultimo: nelle spese per «consumi intermedi» di enti territoriali, università ed enti di ricerca passate al setaccio, secondo i tecnici governativi ci sono 13,4 miliardi di troppo.
Di questi, 7,8 miliardi sono spesi dai Comuni (4,6 si annidano nelle città con più di 100mila abitanti), mentre le Province “sprecano” 2,3 miliardi all’anno, le Regioni 2,5, le Università 530 milioni e gli enti di ricerca, salvati in extremis con i correttivi dei relatori, ne lasciano per strada 276 di troppo. Cifre imponenti, che incrociate con i risparmi scritti nel provvedimento – oggi in aula al Senato e destinato a tagliare il traguardo finale della Camera entro il 2 agosto – offrono anche risultati curiosi: le Regioni, soprattutto quelle autonome, con i nuovi tagli esaurirebbero abbondantemente il loro compito, per le Province il consuntivo dovrà attendere gli esiti dei processi di accorpamento, ma per università, enti di ricerca, e soprattutto Comuni, c’è ancora parecchio da fare.
Le elaborazioni sono il frutto dell’analisi sulle spese per l’acquisto di beni e servizi, che il bilancio pubblico racchiude sotto il capitolo dei «consumi intermedi», registrate per il 2011 dal Siope, il sistema telematico dell’Economia che monitora i flussi di cassa di tutti gli enti pubblici (per quelle dei Comuni capoluogo di Provincia, rapportate agli abitanti, si veda Il Sole 24 Ore del 23 luglio). Queste spese sono state messe in rapporto con il numero di dipendenti e, per gli enti territoriali, con il numero di abitanti, limandole con alcune «variabili di contesto» come i dati geografici, il numero di autobus o moto circolanti e le presenze turistiche.
Nascono da queste analisi le cifre sui risparmi che secondo i tecnici del Governo le amministrazioni possono ottenere, e che rappresentano la somma dei disallineamenti in rapporto alla popolazione e in rapporto ai dipendenti.
In base a questi dati, al netto delle correzioni che le Conferenze Stato-Regioni e Unificata possono concordare fino al 30 settembre, dovrebbero essere distribuiti i sacrifici fra i diversi enti dei comparti.
Tra le Regioni, non stupisce il primato della Sicilia, che concentra il 51,8% degli «eccessi di spesa» registrati nei territori a Statuto autonomo. Più curioso, invece, è il primato della Lombardia fra le Regioni ordinarie, che in base ai calcoli consegnati dal commissario al Parlamento assorbe il 26,6% degli “sprechi”, contro il 16,4% del Lazio e il modesto 4,7% attribuito alla Campania. Sulla base di questa distribuzione, il grafico a fianco ipotizza una possibile distribuzione dei tagli chiesti dal decreto sulla revisione di spesa: in tutti i casi, e soprattutto nelle Regioni a Statuto speciale, la tagliola è più alta rispetto all’«eccesso di spesa» (quest’ultimo, comunque, è interamente concentrato sui «consumi intermedi»), perché la richiesta complessiva della manovra supera il totale delle uscite di troppo individuate dai tecnici.
Diverso è il discorso per i Comuni: secondo le tabelle di Sose e Istat, per raggiungere la spesa ottimale, Roma dovrebbe risparmiare poco meno di 1,4 miliardi all’anno, mentre a Milano le uscite in eccesso viaggiano a 952 milioni. Rimane aperta poi tutta la partita dell’università. I risparmi maggiori? Dovrebbero venire dal Politecnico di Milano (57 milioni su 532 totali), cioè proprio l’ateneo che insieme al l’omologo di Torino occupa le posizioni di vetta nelle graduatorie ministeriali sulle performance universitarie.

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