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Sul tavolo ritorna la patrimoniale

di Marco Mobili

Rispunta la patrimoniale, così come il possibile aumento di un punto percentuale dell'aliquota Iva agevolata del 10 per cento. Due misure che il Governo potrebbe anche adottare entro la fine dell'anno come possibili soluzioni per ridurre la portata dei due interventi sui licenziamenti nel privato e nel pubblico impiego indicati nella lettera consegnata mercoledì scorso all'Unione europea tra le misure necessarie per creare condizioni strutturali favorevoli alla crescita.

I due interventi, cui si potrebbe aggiungere anche quella dell'aggiornamento della percentuale di rivalutazione delle rendite catastali dall'attuale 5 al 25%, sono state più volte valutate dall'Esecutivo anche nelle ore più calde dell'agosto scorso in occasione dell'approvazione definitiva della manovra correttiva. Ore queste misure potrebbero tornare utili per disinnescare la mina dello sciopero generale minacciato ieri da tutte le sigle sindacali (si veda il servizio a pagina 12). Anche Cisl, Uil e la stessa Ugl hanno chiesto che non si proceda sulle misure ipotizzate in materia di licenziamenti nelle imprese in crisi. L'intervento sui patrimoni, non gradito al premier, avrebbe però diversi sostenitori all'interno della stessa maggioranza. Le ipotesi sul tappeto, tutte fondate su un intervento strutturale nel tempo e non una tantum, vanno da un prelievo solo sui redditi a soluzioni che metterebbero nel mirino soltanto i grandi patrimoni mobiliari e immobiliari. Già l'estate scorsa il Tesoro aveva studiato un possibile aumento dell'aliquota Irpef più alta di 5 punti percentuali (da 43 a 48%) e nel pacchetto per la crescita messo a punto dalla maggioranza l'ipotesi era stata rilanciata nelle scorse settimane. C'è poi la patrimoniale soft lanciata a fine settembre dal mondo delle imprese che aveva ipotizzato un prelievo dell'1,5 per mille sui patrimoni sopra 1,5 milioni di euro. Sulla stessa falsariga l'ipotesi di Luigi Abete con un prelievo dello 1 per mille sul patrimonio. Da ultimo il presidente in pectore della Bce, Mario Draghi, ha sottolineato nel corso della giornata nazionale del risparmio a inizio settimana la necessità di procedere a uno spostamento del prelievo fiscale sul lavoro a un prelievo su patrimoni e consumi.

In tema di consumi potrebbe rispuntare anche l'idea mai del tutto archiviata di aumentare dell'Iva di un punto percentuale, ma questa volta sull'aliquota agevolata del 10%. Ipotesi anche questa valutata con la manovra di ferragosto quando con il maxiemendamento presentato in Parlamento il Governo decise di elevare al 21% la sola aliquota ordinaria.

A questo punto l'agenda degli interventi la detta la stessa lettera inviata a Bruxelles. La prima vera scadenza fissata nella missiva riguarda la definizione del piano di azione denominato Eurosud. Per il resto la lettera non parla di interventi d'urgenza. Prima di due settimane sarà, infatti, difficile che il Governo vari il decreto sviluppo, forse da ribattezzare "decreto Europa". La prossima settimana, infatti, il Governo sarà impegnato nel G20 e il ministro dello Sviluppo Economico, Paolo Romani, ha in programma da lunedì una missione in India con le imprese e il mondo bancario.

Romani, comunque, assicura che il Dl è stato soltanto congelato solo per pochi giorni. Il responsabile dello Sviluppo economico, intervenendo in una puntata di "Porta a porta", ha precisato che sul provvedimento proseguono i lavori. E «nella sintesi finale» non c'è la norma sull'eredità e i patti di famiglia, subito etichettata "norma anti-Veronica".

L'elenco su cui i tecnici ieri sono tornati a lavorare conta ora 100 voci di cui 26 sono espressamente indicate nella missiva inviata a Bruxelles e si concentrano soprattutto su infrastrutture, dismissioni e liberalizzazioni.
 

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