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Sul tavolo il piano di rilancio per i treni Italo

Un piano in 4 punti: ristrutturazione del debito, possibile conversione in azioni di una parte dell’esposizione, nuovo piano industriale e aumento di capitale di almeno 100 milioni da parte degli attuali azionisti (ma i capitali da iniettare potrebbero essere anche di più). Forse, infine, potrebbero entrare nuovi soci nella compagine.
Sarebbe questo il progetto al quale starebbero lavorando l’advisor Lazard e le banche creditrici di Ntv, l’azienda dei trasporti ferroviari che fa concorrenza all’alta velocità delle Fs con Italo. Questa settimana ci dovrebbero essere alcuni colloqui tra gli istituti di credito (Intesa Sanpaolo, Mps, Banco Popolare e Bnp-Bnl) e l’advisor Lazard, il consulente finanziario prescelto dai soci di Ntv per avviare le discussioni. Sarà una tipica ristrutturazione del debito, con tutti gli elementi di negoziazione del caso.
A Ntv sono infatti state accordate in passato complessivamente 732 milioni di linee di credito, di cui 682 utilizzate. In particolare, 465 milioni sono la garanzia sul leasing dei 25 treni Alstom che collegano ogni giorno 13 città italiane. Intesa Sanpaolo, che è anche socio, è oggi il principale creditore con 394 milioni, seguito da Mps (175,7 milioni), Banco Popolare (95,2) e Bnp-Bnl (17,8 milioni). Le banche, per dare il via libera alla ristrutturazione con una possibile conversione in equity, potrebbero alzare l’asticella richiesta ai soci per l’aumento di capitale: si parla infatti di una cifra attorno ai 100 milioni di euro, ma la somma potrebbe anche essere superiore.
La palla a questo punto passerà agli attuali soci: cioè Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Gianni Punzo (che insieme hanno il 35% di Ntv), Intesa Sanpaolo (che possiede il 20% e potrebbe convertire parte della sua esposizione), i francesi di Sncf (le Ferrovie di Stato transalpine con il 20%), Generali (15%) più altri soci con quote minori come il patron della Brembo Alberto Bombassei, azionista con una quota del 5%, Isabella Seragnoli con il 5% e il quarto socio fondatore, Giuseppe Sciarrone, all’1,5%.
Ovvio che uno sforzo economico sarà accettato dagli attuali azionisti a fronte di certe condizioni: non soltanto finanziarie, legate cioè alla trattativa di ristrutturazione del debito con le banche. Ma saranno chieste anche condizioni precise di rilancio industriale del gruppo, per il quale i ricavi sono quasi raddoppiati a 249 milioni, ma con costi fissi esplosi nell’ultimo esercizio (con 120 milioni per l’accesso alla rete). L’anno è così terminato con 77,6 milioni di perdita, che vanno a replicare i 77 milioni del 2012. Non si potrà poi non passare da una trattativa con le istituzioni e il mondo politico, visto che i soci di Ntv hanno puntato l’indice contro gli ostacoli legali e di concorrenza (con le Ferrovie dello Stato) per i quali si è anche appellata all’Antitrust. In questo scenario, secondo qualche osservatore, è possibile che possano cambiare gli assetti azionari del gruppo. Si parla infatti dell’ingresso di nuovi soggetti, che potrebbero andare a sostituire i soci meno convinti ad andare avanti con una nuova iniezione di capitali. Altri soci, già presenti nell’azionariato, potrebbero invece aumentare la loro posizione: in particolare, Intesa Sanpaolo, che ha già il 20% ma potrebbe convertire una quota della sua esposizione verso l’azienda. Senza dimenticare i francesi di Sncf, l’unico partner davvero industriale nel parterre degli azionisti, che a certe condizioni potrebbe aumentare il suo peso.

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