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Sul tavolo Bce l’ultimo aiuto alle banche

Nessuno dice di volere il game over , nella crisi della Grecia. Ogni giorno che passa, però, Alexis Tsipras e il suo ministro delle Finanze Yanis Varoufakis sentono che la pressione aumenta: a Bruxelles ma anche a Francoforte. Domani, il Consiglio dei governatori della Banca centrale europea farà il punto sul suo finanziamento alle banche elleniche. Può sembrare uno show laterale, in realtà la possibilità di tenere in piedi o meno il sistema bancario greco — soprattutto se i tempi di una soluzione politica si allungano — è decisivo per le chance stesse di Atene di rimanere nell’euro. Nel senso che potrebbe essere nelle banche che si accende la scintilla che brucia la prateria. 
Due settimane fa, la Bce ha tolto agli istituti di credito ellenici la possibilità di finanziarsi presso di essa presentando come garanzie collaterali i titoli dello Stato greco. Si tratta di junk-bond , cioè di qualità-spazzatura, accettabili da Francoforte solo perché la Grecia era all’interno di un programma di salvataggio dell’eurozona e del Fondo monetario internazionale. Ma, avendo il nuovo governo di Tsipras deciso di ripudiare il programma (dalla fine di febbraio), l’istituzione guidata da Mario Draghi ha stabilito che i titoli greci non sono più accettabili a garanzia. Alle banche elleniche non resta che la possibilità di finanziarsi presentando alla Bce titoli che possiedono di qualità superiore o attingendo alla liquidità di emergenza (Ela) che la banca centrale fornisce per breve periodo agli istituti solventi.
Il problema è che negli ultimi tempi i greci hanno ripreso a ritirare il loro denaro dalle banche: più di venti miliardi da inizio anno, soprattutto prima delle elezioni, e ora a un ritmo di un paio di miliardi la settimana. Per rispondere a questa domanda di denaro, le banche devono accedere ai fondi della Bce. Secondo una stima effettuata dalla banca americana Jp Morgan, alle banche elleniche sarebbero rimasti 28 miliardi di garanzie disponibili. Se il ritiro dei depositi rimanesse a due miliardi la settimana, avrebbero 14 settimane di respiro. Meno se il ritmo accelerasse.
La liquidità di emergenza fornita dalla banca centrale greca su indicazione della Bce — con un tetto di 65 miliardi — sarebbe invece ormai usata praticamente tutta. Qui sta ciò che dovranno discutere i governatori domani: è ancora possibile tenere in piedi il programma di emergenza Ela se Atene rischia il default? Un fallimento delle finanze statali, infatti, sarebbe drammatico per le banche greche, che detengono molti titoli pubblici. E dal momento che l’Ela non può essere elargita se non a entità solventi, ciò automaticamente taglierebbe fuori le banche. Sarebbe un’accelerazione drammatica della crisi, con chiusura del credito e controlli di capitale in attesa di capire se un piano di salvataggio in extremis della Grecia può essere raggiunto.
Fonti dicono che è improbabile che già domani la Bce decida di ridurre o di terminare l’Ela per Atene: fino a che c’è una prospettiva di negoziati, potrebbe rimanere in essere. Ma più di un banchiere centrale ha detto che sulla solvibilità delle banche che ricevono liquidità d’emergenza non ci possono essere compromessi: chi non è solvibile non avrà fondi dalla Bce.
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