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Sul taglio dei tribunalini la parola alla Consulta

Per la riforma dei tribunalini si apre una settimana cruciale. Mercoledì, infatti, la Corte costituzionale deciderà se ammettere il referendum abrogativo promosso da nove regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Puglia, Marche, Friuli, Campania, Liguria e Piemonte. La decisione della Consulta cade in un momento in cui la riorganizzazione giudiziaria, partita il 13 settembre scorso, sta faticosamente cercando di assestarsi.
Un altro mezzo del complesso mosaico è stato messo a posto, sia pure temporaneamente, dalla legge di stabilità (la 147 del 2013). Si tratta della proroga concessa ai Got (giudici onorari di tribunale) e ai vice-procuratori onorari nonché ai giudici di pace: 2.400 di loro potranno rimanere in servizio ancora per un anno. Anche se la partita non riguardava direttamente la riforma della geografia giudiziaria, rischiava comunque di avere pesanti ripercussioni.
Infatti, in una situazione di difficoltà, con tribunali che chiudono per accorparsi con altri, si rischiava di dover fare a meno di buona parte dei magistrati onorari. Secondo i numeri forniti dal ministero della Giustizia, i Got e i vice-procuratori ormai giunti alla fine del mandato sono la metà di quelli in servizio (si veda la tabella). Meno i giudici di pace: 284 su 2.155 in attività. Secondo Vincenzo Crasto, presidente dell’Associazione nazionale giudici di pace, sono però molti di più: «Tolti un centinaio di colleghi giovani – spiega – praticamente tutti gli altri sono alla fine del mandato e, dunque, dovrebbero andare a casa».
Pericolo scongiurato per un altro anno (una proroga analoga c’era, infatti, già stata l’anno scorso). Tutto rimandato in attesa che si compia la riforma della magistratura onoraria. Obiettivo, però, che è al di là da vedere il traguardo. «La riforma – afferma Paolo Valerio, presidente di Federmot, la federazione dei magistrati onorari di tribunale – è ferma da anni in Parlamento. Per questo continuiamo ogni anno a dover rincorrere la proroga. Per quanto ci riguarda, è un sistema che va avanti da molto tempo. I Got sono stati, infatti, istituiti nel 1998 in via temporanea con un mandato di tre anni, rinnovabile una sola volta. Dal 2004 sono, pertanto, iniziate le proroghe. Nonostante ora il nostro ruolo si sia consolidato, continuiamo a rimanere in una situazione precaria, senza il riconoscimento di un minimo di diritti».
Situazione analoga per i giudici di pace, che nonostante esistano da più tempo (dal 1991), sono sempre magistrati a tempo, con un mandato di quattro anni, prorogabile per altri quattro e un terzo di due anni. «Prima di Natale abbiamo scioperato e siamo riusciti a ottenere – sottolinea Crasto – l’impegno del ministero della Giustizia ad aprire un tavolo tecnico sulla riforma, iniziativa che dovrebbe partire a giorni. Chiediamo che venga introdotto un criterio meritocratico, con valutazione alla fine del mandato quadriennale. Mandare a casa chi svolge da anni la professione, significa disperdere competenze».
La proroga arrivata con la legge di stabilità riesce a tamponare anche un altro problema, questo aperto dalla riforma dei tribunalini: le situazioni di incompatibilità che si sono venute a creare per i giudici di pace e gli altri magistrati onorari che, per effetto della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, ora si trovano a svolgere la professione di avvocato nello stesso circondario in cui svolgono l’attività “togata”. Problema che si sta risolvendo dopo un intervento del Csm che ha aperto la strada per trasferimenti veloci in altri circondari, così da eliminare la situazione di incompatibilità.

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