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Sul surplus tedesco decisione domani

La Commissione europea pubblicherà domani un atteso rapporto sulla presenza di eventuali squilibri macroeconomici nell’Unione. Mentre l’Italia è da tempo nel mirino dell’esecutivo comunitario per il suo elevatissimo debito pubblico, lo sguardo è rivolto quest’anno soprattutto alla Germania, a causa del suo straordinario attivo delle partite correnti che provoca accese critiche sui due lati dell’Oceano Atlantico, a Bruxelles come a Washington.
Ancora ieri il commissario agli affari economici Olli Rehn ha sottolineato la gravità della situazione tedesca. Dati recenti mostrano che il surplus delle partite correnti della Repubblica Federale è stato superiore al 6% del prodotto interno lordo dal 2007 in poi. Il Paese è accusato da più parti di esportare senza consumare, di vendere senza importare, contribuendo così alla recessione economica nei paesi più deboli della zona euro (si veda Il Sole/24 Ore di sabato).
La Commissione dovrà decidere domani se avviare una (lunga) procedura nei confronti della Germania, annunciando una prima analisi approfondita sulle ragioni dell’elevato surplus tedesco. Sul suo blog, Rehn ha ricordato ieri che secondo nuovi strumenti affidati alla Commissione da una riforma del Patto di Stabilità e di Crescita l’esecutivo comunitario ha il potere di sanzionare uno squilibrio in questo campo quando viene oltrepassato il tetto del 6%, all’insù o all’ingiù su un periodo di tre anni.
L’obiettivo di questi nuovi strumenti è di migliorare il coordinamento delle politiche economiche ed evitare l’emergere di bolle finanziarie, come fu il caso in Irlanda o in Spagna. Nel suo articolo Rehn ha parlato della necessità di trovare un accordo win-win con la Germania che dovrebbe «creare le condizioni per una durevole crescita salariale, stimolare la concorrenza nei servizi, sviluppare gli investimenti infrastrutturali» per rafforzare la domanda interna e aiutare l’import dal Sud Europa.
Da un lato, l’attivo tedesco delle partite correnti (la differenza tra import ed export di beni, servizi e redditi) è diventato argomento controverso in Europa. Agli occhi di molti è la prova dell’egoismo di una Germania che si rifiuta di consumare, è l’aspetto da correggere per ridare fiato alle economie più deboli. Dall’altro, come giudicare un surplus alla stregua di un deficit? Peraltro, la situazione è più complicata di quanto molti pubblicisti siano disposti ad ammettere (si veda l’analisi pubblicata a fianco).
In passato la Commissione aveva individuato una decina di Paesi segnati da potenziali squilibri macroeconomici. Tra questi, due in particolare – la Spagna e la Slovenia – erano stati caratterizzati da squilibri molto seri. «Ci sono evidenti ragioni per decidere di fare una analisi approfondita del surplus tedesco, senza anticipare naturalmente l’esito finale del rapporto» spiegava ieri un esponente comunitario. L’analisi, se così fosse deciso, sarebbe pubblicata in primavera.
Bruxelles è alla ricerca di un difficile equilibrio. «La Commissione è in una situazione delicata – spiega un responsabile comunitario – vuole difendere la sua credibilità ma al tempo stesso evitare scossoni politici». Ha assunto nuovi poteri intrusivi negli ultimi tempi per rafforzare il coordinamento delle politiche economiche nazionali, ma non vuole urtare le sovranità nazionali, in un contesto politico di crescente euroscetticismo a ridosso delle elezioni europee.

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