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Sul Reddito di cittadinanza i nuovi controlli non basteranno

In risposta alle proteste dei sindacati, il governo ha aumentato la no tax area per i pensionati e si è diviso sulla sterilizzazione del taglio delle tasse sopra i 75.000 euro. Ma se davvero si vogliono aiutare le persone meno abbienti bisogna prima di tutto riformare il reddito di cittadinanza. Hanno fatto molto scalpore recentemente notizie di abusi eclatanti. Ma da un lato bisogna stare attenti a non buttare il bambino con l’acqua sporca; dall’altro è necessario riconoscere e correggere le mancanze del sistema attuale.Sul reddito di cittadinanza la legge di bilancio si limita a rafforzare il sistema dei controlli, ma senza porsi due domande chiave. La prima: cosa non ha funzionato sin qui nei controlli: è vero che abbiamo dato il reddito di cittadinanza a troppe persone che non ne avevano bisogno e non lo abbiamo dato (o non lo abbiamo dato a sufficienza) a chi ne aveva assoluta necessità? La seconda: come facciamo a capire se i nuovi controlli saranno più efficaci?Le misure di contrasto alla povertà basate sul reddito o il patrimonio sono sempre e in ogni paese soggette ad errori, certamente più delle altre prestazioni sociali. Si troverà sempre qualcuno che ha percepito l’assegno senza averne bisogno. Il RdC è molto diverso da misure analoghe in altri paesi?Difficile dirlo, ma proviamo a dare una idea.Secondo il Department for Work & Pensions del Regno Unito circa il 6% della spesa per sussidi alla casa e il 4% dei sostegni al reddito è andato a persone che non ne avevano diritto o ne avevano diritto in minore entità. Per entrambe le prestazioni la frode spiega i due terzi dei pagamenti in eccesso. In Svezia una Commissione appositamente istituita per quantificare le frodi e gli errori ha stabilito che queste ammontino a circa il 4% della spesa per prestazioni sociali.Negli Stati Uniti le frodi nell’accesso al Supplemental Nutrition Assistance Program riguardano attorno al 4% della spesa e circa l’1,5% è stato oggetto di traffici illeciti. In Francia circa l’1% dei beneficiari froda il sistema del Revenu de Solidariete Active.Purtroppo non esistono stime comparabili sul caso italiano.L’unico dato disponibile fu rilasciato dall’Inps a inizio novembre: a seguito di controlli interni o segnalazioni delle forze dell’ordine sono state sin qui revocate un po’ meno del 3% delle prestazioni. Non sappiamo neanche quale dei due tipi di errori sia più rilevante: stiamo spendendo troppo o troppo poco rispetto ai requisiti stabiliti dalla legge? L’Inps aveva investito risorse nel costruire un modello di microsimulazione basato sulle dichiarazioni Isee, che avrebbe dato indicazioni importanti sull’entità e natura di questi errori, ma purtroppo il progetto è stato abbandonato.I controlli rafforzati previsti dalla legge di bilancio riguardano soprattutto le interazioni fra Inps e Comuni nella verifica dei requisiti anagrafici. Ma il sospetto, supportato dall’evidenza in paesi con sistemi di reddito minimo comparabili come l’Olanda, è che le frodi riguardino soprattutto la mancata dichiarazione di redditi da lavoro, c he porterebbero alla riduzione o sospensione dei sussidi. Su questo non ci sembra che la legge di bilancio intervenga.Il problema è che il RdC incoraggia fortemente il lavoro in nero: se un beneficiario del reddito di cittadinanza inizia a lavorare, perde immediatamente 80 centesimi di sussidio per ogni euro guadagnato; una volta aggiornata la dichiarazione Isee, perde la totalità di quanto guadagnato. In altre parole è come se i suoi redditi da lavoro venissero tassati al 100%. Un problema ben noto e già segnalato dalla commissione Saraceno, tra gli altri.La legge di bilancio non interviene su questi disincentivi al lavoro regolare. Inasprisce invece le penalizzazioni in caso di mancata accettazione di lavori “congrui”: dopo il secondo rifiuto ingiustificato si perde il beneficio. Tuttavia l’offerta congrua, come spiegato da Francesco Giubileo su lavoce.info , è un oggetto giuridico inesistente dato che “nessuna impresa darebbe mandato a un soggetto pubblico o privato di assumere un potenziale lavoratore senza minimamente conoscerlo”. Del resto, nessun disoccupato e nessun beneficiario di RdC ha mai perso il sussidio per avere rifiutato un’offerta “congrua”, come ha mostrato ormai da tempo Pietro Ichino. Sono state solo applicate (qualche centinaio!) di sanzioni a chi non si è presentato a colloqui di lavoro.Legittimo perciò nutrire qualche dubbio sull’efficacia dei controlli previsti dalla Legge di Bilancio. In ogni caso non sapremo mai quanto saranno efficaci perché non si è predisposto un sistema di monitoraggio.Il RdC è uno strumento importante soprattutto in una recessione. Se ci sono degli abusi combattiamoli, ma non basta (o non dovrebbe bastare) qualche episodio seppur eclatante per concludere che l’intero RdC va eliminato. Cerchiamo invece di avere una idea migliore di quanto siano diffusi gli abusi, tenendo conto che non saranno mai zero, e di migliorare i controlli.Questo non significa che l’attuale RdC, anche una volta affrontato il problema degli abusi, sia perfetto. Tassare al 100% i redditi da lavoro è un errore che va corretto; e mantenere un assegno indistinto su tutto il territorio nazionale, con assegni che al Sud sono superiori ai salari percepiti dal 50% dei lavoratori, è un invito a nozze al lavoro in nero, o alla disoccupazione.

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