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Sul Recovery Fund una commissione a presidenza Brunetta

ROMA — C’è uno scenario che sta prendendo forma nelle ultime ore: il varo di due commissioni parlamentari monocamerali per indirizzare il lavoro del governo sul Recovery Fund. Una strada che permetterebbe alla maggioranza di coinvolgere il Parlamento e, soprattutto, l’ala più ragionevole dell’opposizione. Perché in questo schema una delle due presidenze dovrebbe essere affidata a un esponente del centrodestra. E le diplomazie si muovono sottotraccia avendo già in mente un partito e un nome in pole position: Forza Italia e Renato Brunetta.
La premessa è che i tempi sono strettissimi e l’operazione ancora appesa a un filo. Ma il weekend di fine luglio è servito almeno a ridurre le ipotesi in campo. La commissione bicamerale, ad esempio, è una strada sempre più in salita: non ci sarebbero i tempi tecnici, visto che per vararla serve una legge. I lavori, invece, dovrebbero partire già ad agosto. La soluzione che appare più probabile è allora quella di istituire due commissioni monocamerali, sul modello di quelle speciali che caratterizzano i lavori parlamentari all’avvio di ogni legislatura, prima della costituzione delle commissioni ordinarie. Per il varo di due monocamerali basterebbe votare una mozione in Aula. Sono sufficienti, insomma, volontà politica e poco lavoro per organizzarla. Il Pd al Senato ha pronta una mozione in tal senso. E il capogruppo di Leu Federico Fornaro è ottimista: «Può essere lo strumento giusto».
Come anticipato da Repubblica, Giuseppe Conte è favorevole alla nascita di commissioni per il Recovery, in modo da permettere al governo di «confrontarsi con il Parlamento ». Vuole che la gestione di questa partita sia affidata ai gruppi parlamentari, anche se non è escluso che incontri prima della pausa estiva i leader del centrodestra. Certo, due monocamerali non avrebbero la forza di una bicamerale, ma in fondo questo non dispiace a Palazzo Chigi, visto che nessuno vuole appaltare il controllo a un unico organismo, tanto più se affidato a un presidente di opposizione. Già oggi, comunque, il dossier potrebbe arrivare sul tavolo di una riunione di maggioranza convocata alle 18 per discutere il difficile incastro del rinnovo di tutte le altre commissioni parlamentari.
Improbabile che esca fuori già oggi il nome di Brunetta, anche perché i renziani mirano a conquistare a loro volta una delle due presidenze. Il berlusconiano, però, mantiene da settimane un filo diretto con ministri giallorossi e con il Nazareno. La sua nomina sarebbe il segnale atteso dalla fazione dialogante di Forza Italia, un passo nello spirito di quella «collaborazione istituzionale» che, non a caso, è stata la formula utilizzata dall’ex capogruppo di FI nel corso di un recentissimo incontro con cento parlamentari azzurri.
Il problema è che le eventuali commissioni per il Recovery esauriscono soltanto in minima parte il lavoro necessario per stilare un progetto organico capace di raccogliere i fondi Ue. Conte è stato chiaro, sul punto: la stesura dei progetti spetta al governo. Sarà il premier a presiedere il Comitato interministeriale per gli Affari europei, l’organismo scelto per mettere nero su bianco il piano. Potrebbe riunirsi nei prossimi giorni, forse già domani. Ne faranno parte il premier, i ministri degli Esteri, dell’Economia e degli Affari europei, oltre agli altri ministri interessati ai dossier come Peppe Provenzano per il Sud e Paola De Micheli per le Infrastrutture.
Non sarà un lavoro facile, perché entro fine settembre serve il piano da presentare a Bruxelles. E soprattutto perché i territori vorranno avere voce in capitolo nei progetti specifici. Al comitato interministeriale parteciperanno Antonio De Caro, che guida l’Anci, Stefano Bonaccini per le Regioni e il presidente delle Province. Ma potrebbe non bastare. Per questo, nel governo si ipotizza anche il varo di un comitato parallelo, gestito da Palazzo Chigi, costitito dai tecnici delegati dai ministri e, soprattutto, allargato agli enti locali.

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